
Nel 1980, a dieci anni dalle ultime esperienze cinematografiche, Raffaella Carrà torna sul grande schermo come protagonista di Bárbara, film girato in Argentina sotto la direzione di Gino Landi. È un ritorno al cinema molto diverso da tutto ciò che Raffaella ha fatto negli anni Sessanta. Questa volta il film nasce quando Raffaella è già una star internazionale e viene costruito in larga parte intorno alla sua immagine pubblica, alla sua musica e soprattutto all’enorme popolarità conquistata in America Latina.
La produzione è italo-argentina, con Editorial Crea e Zodiaco Producciones indicate nei titoli originali, e riunisce una troupe composta da professionisti dei due Paesi. Accanto a Raffaella, recita nei panni del protagonista maschile Jorge Martínez.
La storia di Bárbara
Bárbara è una cantante e donna di spettacolo italiana di fama internazionale arrivata a Buenos Aires per presentare il proprio show. La sua sembra essere una vita privilegiata tra alberghi, spettacoli, fotografi e ammiratori. Dietro quella macchina perfettamente organizzata, però, Bárbara è una donna quasi completamente assorbita dal lavoro che le lascia pochissimo spazio per la vita privata.
Durante una conferenza stampa nota tra i fotografi un giovane che tenta goffamente di scattarle una fotografia dimenticando di rimuovere il tappo sull’obiettivo. Divertita, Bárbara gli fa notare l’errore:
«Si no sacas la tapa no sale nada, ¿no?»
Il giovane è Mauro, interpretato da Jorge Martínez. Quando l’accendino di Bárbara non funziona, Mauro le presta il proprio. Lei dimentica il suo accendino sul tavolo e sarà proprio quell’oggetto a fornire al ragazzo il pretesto per avvicinarla nuovamente.
Mauro, però, sembra avere qualcosa da nascondere. Tre misteriosi uomini lo inseguono continuamente e lui riesce ogni volta a sfuggirgli. Dopo essersi introdotto nella sala prove di Bárbara, riesce finalmente a trascorrere del tempo con lei. Si presenta come un giovane che vive alla giornata, senza un preciso progetto per il futuro. Bárbara arriva a farlo assumere come assiste del proprio impresario. Tra incontri, passeggiate per Buenos Aires e momenti lontani dalla frenesia dello spettacolo, i due finiscono per innamorarsi.
Gli inseguitori continuano tuttavia a cercare Mauro e la vicenda assume progressivamente i toni della commedia d’avventura. Bárbara arriva a nasconderlo in un baule per aiutarlo a fuggire. Un furto d’auto trasforma il piano in una rocambolesca rincorsa fino al porto e a una nave dove lei stessa deve affrontare i malviventi per recuperarlo.
La verità è molto diversa da quella che Bárbara immagina. Rapita e condotta in una residenza aristocratica, incontra un’anziana signora, interpretata da Irma Córdoba: è la nonna di Mauro. Il giovane è in realtà il principe ereditario di un piccolo Stato, fuggito per sottrarsi alle responsabilità che il suo ruolo gli impone. La donna chiede a Bárbara di rinunciare a lui affinché possa tornare nel proprio Paese e assumersi i suoi doveri.
Bárbara accetta. Per convincere Mauro a lasciarla gli mente, sostenendo di non averlo mai amato davvero e di avere anteposto sempre la carriera ai sentimenti. Ma quella rinuncia finisce per costringere anche lei a interrogarsi sulla propria vita: il successo e il lavoro che le hanno dato tutto stanno contemporaneamente occupando ogni spazio della sua esistenza. Decide così di cancellare gli impegni futuri e di affrontare quello che dovrebbe essere il suo ultimo spettacolo.
Ed è proprio durante quell’esibizione, mentre canta Yo no sé vivir sin ti, che Mauro ricompare dietro il sipario. La nonna lo ha lasciato libero di scegliere. Bárbara lo vede e continua a cantare sorridendo, quasi rivolgendogli direttamente le parole della canzone. Il film termina così, senza bisogno di ulteriori spiegazioni.
Bárbara viene generalmente presentato dalla stampa del 1980 come un film musicale e talvolta come un vero e proprio musical. La visione della pellicola suggerisce però una definizione più precisa. Le canzoni non fanno normalmente avanzare la trama e non sostituiscono il dialogo: sono momenti musicali motivati dal mestiere della protagonista. Bárbara canta durante le prove dello spettacolo, registra un video musicale, si esibisce sul palcoscenico oppure canta per alcuni bambini che la riconoscono per strada e le chiedono una canzone. Soltanto nel finale, con Yo no sé vivir sin ti, il numero professionale e la vicenda privata arrivano quasi a sovrapporsi.
Questa vicinanza tra il mestiere di Bárbara e quello di Raffaella non è casuale. Già durante la lavorazione la stampa argentina descrive il personaggio come una celebre cantante popolare «como Raffaella en la realidad». Il film costruisce così una sorta di alter ego cinematografico della Carrà: una star italiana adorata in Sudamerica, continuamente inseguita da fotografi e pubblico e costretta a vivere tra alberghi, prove, riprese, spettacoli e viaggi.
Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere particolarmente interessanti le testimonianze che Raffaella rilascia mentre sta girando il film.
La proposta di girare un film in Argentina
La storia produttiva di Bárbara può essere ricostruita con precisione grazie alle numerose interviste rilasciate da Raffaella durante la lavorazione del film.
La scelta dell’Argentina non è casuale. Nei mesi precedenti la popolarità di Raffaella nel Paese ha raggiunto livelli straordinari. Nel settembre 1979 si è esibita a Buenos Aires, Mendoza, Córdoba e Rosario davanti a platee che la stampa dell’epoca quantifica, a seconda delle tappe, in ventimila, trentamila e perfino cinquantamila spettatori. Dischi e canzoni circolano ormai in tutta l’America Latina riscontrando un grande successo.
È proprio in questa fase della sua carriera che arriva la proposta cinematografica:
«L’offerta recente dei produttori argentini mi ha molto lusingata e interessata. Ho accettato con entusiasmo di fare questa nuova esperienza, anche se in passato il cinema mi ha dato scarse soddisfazioni fatta eccezione per I compagni di Monicelli e poche altre cose.»
Domenica del Corriere | N.10 | 1980
Il cinema è ormai lontano dalla sua attività quotidiana. Negli anni Raffaella si è trasformata soprattutto in una protagonista della televisione, della musica e dello spettacolo dal vivo. Tornare su un set cinematografico significa quindi recuperare un linguaggio professionale quasi dimenticato. E Raffaella se ne accorge immediatamente.
«La grossa difficoltà è stata quella di recitare con i “tempi” cinematografici, che sono diversi da quelli televisivi. Avevo dimenticato quel diverso metodo di recitazione; nei primi giorni sembravo “Speedy Gonzales”, tanto recitavo in fretta, come un’indemoniata.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Déjame con amor: il film prima di diventare Bárbara
Il progetto inizialmente è intitolato Déjame con amor. è così che nel febbraio 1980 viene presentato dalla stampa che in Italia lo traduce in Lasciami con amore.
In questa fase il film viene descritto come una coproduzione italo-argentina nella quale circa il 30 per cento del personale tecnico è italiano.
La regia è di Gino Landi, collaboratore storico di Raffaella, mentre la fotografia viene affidata a Silvano Ippoliti, i costumi a Luca Sabatelli e tra gli assistenti alla regia compare Pierluigi Ciriaci.
Il progetto viene presentato come una produzione economicamente importante. Nel febbraio 1980 si parla di un investimento dell’ordine di oltre un miliardo di lire.
La lavorazione del film
Le riprese cominciano il 20 gennaio 1980, nel pieno dell’estate argentina e si protraggono per circa tre mesi.
Il sogno di tornare al cinema si rivela rapidamente impegnativo. Raffaella vive da settimane in albergo a Buenos Aires e le giornate sul set sono lunghissime. In una intervista rialsciata a TV Sorrisi e Canzoni nell’aprile 1980, la sua stanchezza emerge senza filtri:
«Oddio, non ne posso più: lavoro quattordici ore al giorno, sino a mezzanotte, con 36 gradi di caldo (qui è estate). Ho iniziato questo film, intitolato “Barbara”, il 20 gennaio, e ormai siamo alla fine. Per questo mio ritorno al cinema (mancavo da un set cinematografico da dieci anni) ho perso tre chili, ora ne peso 51. Meno male che abbiamo quasi finito.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Ma la fatica non è l’unico problema. Raffaella e Landi avevano immaginato un film ancora più ricco di quello che sarebbe stato possibile realizzare. Con il procedere della produzione i costi aumentano e alcune idee devono essere abbandonate.
È Raffaella stessa a raccontarlo con una sincerità che restituisce bene il clima di quelle settimane:
«Come tutti i sogni, quando diventano realtà è un disastro. Io mi aspettavo un film da mille e una notte, ma qui i costi aumentano ogni giorno, e così molte cose che avevamo ideato con Gino Landi, che cura la regia, le abbiamo dovute lasciar perdere.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Anche gli spostamenti complicano la produzione:
«Per non parlare delle distanze: quando ti muovi devi prendere l’aereo. Sia io che Gino siamo nuovi a questo tipo di esperienza: spero che il film emani una specie di allegria, anche se non è da Oscar.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Descrivendo le scene del film, Raffaella racconta:
«Tutto il film è molto allegro, simpatico. Ci sono scene davanti a stadi gremiti, dove Barbara (cioè io) si esibisce; e poi c’è una scena-balletto di una lotta con tre “stuntmen”; in un’altra sequenza, canto ubriaca e sembro una pazza scatenata.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Le scene d’azione sono particolarmente impegnative. Un reportage argentino racconta che Raffaella, dopo alcune sequenze di lotta con i malviventi, si ritrova coperta di lividi, al punto che il giorno successivo diventa problematico realizzare alcuni primi piani.
Per le situazioni più rischiose viene utilizzata una controfigura argentina, Silvia Chiodini Amarante, finalista, secondo lo stesso articolo, del concorso “Miss Sonrisa”.
Mettendo in ordine le testimonianze dell’epoca, è possibile seguire con precisione anche la trasformazione del progetto.
Le riprese iniziano il 20 gennaio 1980. A febbraio, quando viene realizzata l’intervista per Domenica del Corriere (N. 10 | 1980), il film è ancora Déjame con amor e la lavorazione è in pieno svolgimento. Il 5 marzo, quando il servizio arriva in edicola, viene indicata come termine previsto delle riprese la prima decade di aprile. Il 6 aprile, Raffaella dice a TV Sorrisi e Canzoni che il film è «ormai» alla fine e lo chiama già Barbara. L’8 aprile, anche Novella 2000 utilizza il titolo definitivo. Il cambio da Déjame con amor a Bárbara può quindi essere collocato tra febbraio e i primi giorni di aprile mentre la fase principale della lavorazione si concentra tra 20 gennaio e inizio aprile 1980, poco meno di tre mesi.
Il presunto flirt con Jorge Martínez
Il set restituisce però anche episodi molto più leggeri. Tra Raffaella e Jorge Martínez nasce rapidamente una forte sintonia. Durante le pause i due giocano a canasta e, secondo la cronaca del tempo, le partite diventano talmente combattute che qualche volta è Gino Landi a doverli richiamare per riprendere le riprese.
Quella complicità alimenta inevitabilmente la stampa rosa che ipotizza una relazione fra i due.
Ma Raffaella riporta costantemente il discorso sul piano professionale:
«Jorge è semplicemente un buon amico, un caro e simpatico compagno di lavoro, per giunta bravo. Stiamo molto volentieri insieme.»
Domenica del Corriere | N. 10 | 1980
Quando le viene chiesto se da quell’amicizia potrebbe nascere qualcosa, però, Raffaella non chiude completamente la porta:
«Ma star volentieri insieme con un uomo […] non vuol dire amarlo. Potrebbe accadere? Non lo so. Forse, magari. Non voglio pensarci…»
Domenica del Corriere | N. 10 | 1980
Poche settimane dopo anche Ornella Ferrario, su Novella 2000 n. 15 dell’8 aprile 1980, insiste sul rapporto tra i due:
«Ma perché, è forse proibito avere rapporti cordiali con il proprio partner? Jeorge è carino, simpatico, gentilissimo, mi parla del suo paese e io, che sono innamorata dell’Argentina, l’ascolterei giorno e notte.»
E aggiunge:
«È una persona dolcissima e ha un grande rispetto per tutti. Inoltre è anche un bravo attore, è molto bello lavorare con lui.»
— Raffaella Carrà, intervista di Ornella Ferrario, Novella 2000, n. 15, 8 aprile 1980.
Nella stessa intervista Raffaella chiarisce anche il posto che Gianni Boncompagni continua ad avere nella sua vita:
«Gianni è il legame vero, solido, fa parte della mia vita, ma oltre all’amore c’è il lavoro e il lavoro che mi piace oggi mi tiene qui, in Argentina.»
— Novella 2000, n. 15, 8 aprile 1980.
Buenos Aires come set
Gran parte di Bárbara viene realizzata in esterni e Buenos Aires diventa una presenza continua nella pellicola.
Le cronache dal set seguono Raffaella tra i laghi di Palermo, i colori della Boca, la zona portuale, le grandi strade della città e il Teatro Coliseo. Domenica del Corriere annuncia anche una trasferta a Bariloche, sulle Ande; non disponendo però di una conferma che permetta di identificarne le immagini nel montaggio definitivo, è più prudente considerarla una tappa programmata durante la lavorazione.
I titoli del film restituiscono indirettamente altri frammenti della Buenos Aires attraversata dalla produzione. Nei ringraziamenti compaiono Aerolíneas Argentinas, Argentina Televisora Color (A.T.C.), la discoteca Elsieland, il Bauen Hotel e l’El Conquistador Hotel, oltre ad aziende che fornirono materiali e servizi alla troupe.
Tra le settimane trascorse a Buenos Aires trova spazio anche una curiosità che Raffaella racconta a Sorrisi.
Nello stesso albergo soggiorna Ginger Rogers, allora settantenne. Raffaella rimane impressionata dalla vitalità della grande attrice e ballerina americana e le chiede quale sia il segreto per mantenersi così in forma.
Rogers risponde in maniera molto meno solenne del previsto: le dà una pacca sul sedere e le dice:
«Porta fortuna!»
Dalla sceneggiatura alla musica
La paternità della sceneggiatura presenta una discrepanza interessante.
Durante le riprese, un reportage argentino indica Massimo Franciosa come «el autor del guión» e riporta persino una sua dichiarazione. Le schede cinematografiche attribuiscono ancora oggi il copione a Franciosa.
Ma nell’aprile 1980 Raffaella offre una versione differente:
«È stato scritto da Bruno Corbucci, ed è una specie di favola musicale: la vita di una pop-star, Barbara, appunto, con dentro una storia d’amore con un giovane principe, Mauro.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Con la documentazione attualmente disponibile non è possibile stabilire con certezza se i due nomi corrispondano a differenti fasi della scrittura o se una delle attribuzioni sia inesatta. È quindi preferibile conservare la discrepanza anziché risolverla arbitrariamente.
I titoli originali permettono invece di chiarire un errore ripetuto in alcune schede moderne: Abel Faccello non è indicato come sceneggiatore, ma come “Escenógrafo”, cioè scenografo.
Più chiara è la parte musicale. Nei titoli del film le musiche sono attribuite a Gianni Boncompagni e Paolo Ormi e durante le riprese Raffaella lega direttamente le canzoni di Bárbara al nuovo progetto discografico:
«Credo che l’album con le canzoni tratte dal film (qui si intitolerà Latino, in Italia, invece, Mi spendo tutto) sia il più azzeccato tra quelli che ho fatto.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
Tra i brani che in quel momento preferisce cita Maria Marì e Io non vivo senza te, oltre a un rock «puro» e a un pezzo disco. E racconta anche il lavoro necessario per adattare il repertorio ai diversi mercati:
«Peccato che tutti i pezzi li ho dovuti incidere in inglese e in spagnolo…»
— stessa intervista.
Il disco con la colonna sonora del film è distribuito in Argentina, Uruguay e Peru con il titolo ¡Bárbara! e in molti altri paesi del mondo come Latino e Mi spendo tutto.
La distribuzione del film
Prima ancora che il film sia completato, i produttori guardano già alla distribuzione internazionale.
Nel febbraio 1980 Domenica del Corriere riferisce che Déjame con amor sarebbe stato acquistato «a scatola chiusa» dai principali circuiti di Argentina, Messico, Cile, Uruguay, Paraguay, Venezuela, Perù, Colombia e dei Caraibi, prospettando un pubblico potenziale superiore ai cento milioni di persone.
La successiva circolazione latinoamericana è documentata anche dalla stampa dei singoli Paesi. In Perù, per esempio, Tele-Guía TV dedica a Raffaella la copertina e due pagine interne del numero 77 annunciando l’imminente uscita di Bárbara a Lima. Il film viene presentato come il ritorno cinematografico di Raffaella e la rivista racconta al pubblico peruviano proprio la storia di Mauro, del mistero che lo circonda e della scoperta della sua identità principesca.
Si parla anche di una successiva distribuzione in Spagna, Grecia e Germania occidentale e di un’uscita italiana prevista inizialmente per il Natale 1980.
Nel giro di poche settimane il calendario cambia. All’inizio di aprile Raffaella dichiara:
«Qui uscirà fra due mesi, mentre in Italia arriverà a settembre.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.14 | 1980
La previsione argentina si rivelerà quasi esatta. Quella italiana, invece, non si concretizzerà. Bárbara rimarrà inedito nelle sale italiane e la prevista distribuzione europea non avrà seguito mentre il film circolerà soltanto nei mercati latinoamericani.
12 giugno 1980: la grande première
Il 12 giugno 1980, a meno di cinque mesi dall’inizio delle riprese, Bárbara debutta nelle sale argentine. Raffaella torna a Buenos Aires insieme a Gino Landi per partecipare alla prima.
Intervistata da TV Sorrisi e Canzoni, in edicola il 13 luglio del 1980, Raffaella ricorda così la serata:
«Il 12 giugno ero con Gino Landi a Buenos Aires per la prima del film, in mezzo a una marea di persone, una serata in grande stile, tipo Hollywood, ha presente?»
TV Sorrisi e Canzoni | N.28 | 1980
L’accoglienza sorprende persino Raffaella:
«Sul principio l’avevamo buttata un po’ sul ridere perché in Italia non siamo più abituati a queste ovazioni “tipo antico” da star alla Clark Gable e quasi non ci credevo. È arrivata Bo Derek e non l’hanno degnata di uno sguardo.»
TV Sorrisi e Canzoni | N.28 | 1980
La serata viene accompagnata da un lungo collegamento con la televisione argentina per uno speciale di circa novanta minuti:
«Quella sera, seduta in poltrona mentre eravamo collegati in diretta con la TV argentina per una trasmissione di un’ora e mezza, impazzivo dall’emozione…»
TV Sorrisi e Canzoni | N.28 | 1980
Le cifre del successo
Sul numero di TV Sorrisi e Canzoni del 13 luglio 1980, Bárbara viene presentato come un successo.
La rivista indica 385.000 presenze, ma offre curiosamente due riferimenti temporali differenti: in un punto afferma che il risultato sarebbe stato raggiunto nei primi dodici giorni di programmazione, mentre altrove attribuisce le stesse 385.000 presenze a una sola settimana.
La contraddizione è interna alla stessa fonte e non è corretto scegliere arbitrariamente una delle due versioni. Ciò che possiamo documentare è che, a poche settimane dalla première, la stampa italiana presentava quelle 385.000 presenze come il primo importante risultato commerciale del film.
Mentre Bárbara finisce, nasce già una nuova idea
Mentre il film è ancora in lavorazione, Raffaella racconta di stare ragionando con Gino Landi su un nuovo progetto televisivo internazionale: una serie di special realizzati in differenti Paesi e prodotti in collaborazione con televisioni straniere.
Nelle interviste dell’epoca l’elenco dei Paesi cambia mentre il progetto viene definito. È il primo embrione di ciò che diventerà successivamente Millemilioni, realizzato tra Buenos Aires, Città del Messico, Londra, Roma e Mosca.
Raffaella spiega molto chiaramente perché in quel momento senta la necessità di continuare a lavorare all’estero:
«È difficile fermarsi quando hai successo. A me è capitata la fortuna di sfondare in Sudamerica e non me la sentivo di mandare all’aria un’occasione come questa: fare un film musicale.»
— Raffaella Carrà, intervista di Paola Dessy, TV Sorrisi e Canzoni, n. 14, 6 aprile 1980.
E a Novella 2000 aggiunge:
«Ho bisogno di arricchirmi dal punto di vista artistico, di trovare una spinta diversa e per trovare tutto questo mi è molto utile lavorare all’estero, fare esperienze lontano da casa mia.»
— Raffaella Carrà, intervista di Ornella Ferrario, Novella 2000, n. 15, 8 aprile 1980.
È proprio qui che Bárbara finisce per assumere un significato particolare nella carriera di Raffaella.
Il film racconta una star internazionale divorata dagli impegni, che scopre quanto sia difficile conservare una vita privata quando il lavoro occupa tutto il tempo disponibile. Contemporaneamente, la donna che la interpreta vive realmente da mesi tra alberghi, aeroporti, sale d’incisione, set cinematografici, spettacoli e interviste.
Naturalmente Bárbara non è Raffaella e la storia del principe appartiene interamente alla favola cinematografica. Ma il mondo costruito intorno al personaggio è intenzionalmente vicinissimo a quello della Carrà.
Raffaella stessa, parlando della propria vita internazionale, dice:
«Non so che cosa voglia dire la nostalgia, mi trovo bene in qualsiasi parte del mondo. E poi qui io sono di casa, ci vivo ormai sei mesi all’anno e la gente mi ama, ho tanti amici.»
— Raffaella Carrà, intervista di Ornella Ferrario, Novella 2000, n. 15, 8 aprile 1980.
E in un’altra intervista:
«In qualunque posto del mondo riesco a sentirmi sempre come a casa mia. Il segreto è riuscire a trovare in ogni posto dei buoni amici…»
— Raffaella Carrà, intervista di Gianfranco Fagiuoli, Domenica del Corriere, n. 10, 5 marzo 1980.
Ma dietro questa capacità di sentirsi a casa ovunque esiste anche l’altra faccia del successo. Nell’estate del 1980, ormai terminata l’esperienza di Bárbara, Raffaella racconta quanto possa essere difficile perfino affrontare quelle folle che dall’esterno rappresentano la misura più evidente del trionfo:
«Riesci a rendertene conto solo quando non c’è. Adesso che ho terminato la tournée da diverso tempo se mi capita in mano una foto dico: ammazza, ma tutta questa gente era lì per me? Però è un successo che pago nella vita, qualcosa per cui non dormo anche, ho incubi, paura. In uno stadio, quando vedi la marea di persone, mi creda, è miracoloso non farsi vincere dal terrore e scappare.»
— Raffaella Carrà, intervista di Paola Zivelli, TV Sorrisi e Canzoni, n. 28, 13 luglio 1980.
Rilette accanto al film, sono parole che rendono ancora più sottile il confine tra Raffaella e il suo personaggio.
Le riprese erano iniziate il 20 gennaio 1980, sotto i 36 gradi dell’estate argentina. Nei primi giorni di aprile, dopo quasi tre mesi di giornate lunghe fino a quattordici ore, Raffaella aveva perso tre chili e il film che all’inizio si chiamava Déjame con amor era ormai diventato Bárbara. Il 12 giugno, quella stessa avventura arrivava nelle sale argentine con una première che Raffaella avrebbe ricordato come una serata «tipo Hollywood».
E alla fine del film Bárbara, la star che aveva deciso di riprendersi una parte della propria vita, saliva ancora una volta sul palcoscenico.
Cantava Yo no sé vivir sin ti.
Mauro compariva dietro il sipario.
Lei lo vedeva e sorrideva, continuando a cantare.
Per una volta, la canzone che apparteneva allo spettacolo sembrava appartenere soltanto a lei.