Raffaella Carrà ospite di “Porta a Porta” con Romano Prodi

Data 11 novembre 1996

Edizione 2

Puntata 1

Canale Rai 1

Paese Italia

L’11 novembre 1996 Raffaella Carrà partecipa a Porta a Porta, il programma condotto da Bruno Vespa e trasmesso in seconda serata su Rai 1. La puntata, che inaugura la seconda edizione della trasmissione, ha come ospite il Presidente del Consiglio Romano Prodi. In studio sono presenti anche Paolo Mieli e, a sorpresa, Raffaella Carrà.

Nel corso del suo intervento Raffaella sceglie di rivolgersi a Prodi partendo da questioni che riguardano direttamente il rapporto dei cittadini con lo Stato. La prima è quella della burocrazia, introdotta quasi con cautela, nella consapevolezza di affrontare un argomento trasversale alle diverse posizioni politiche.

«Io le farò una domanda che sicuramente sarò presa per ingenua, sarò criticata, ma io ce l’ho dentro e gliela voglio fare […] questa cosa che è antipatica alla destra, alla sinistra, al centro, a tutte le parti e si chiama burocrazia.»

Raffaella porta come esempio la propria difficoltà nel comprendere norme e procedure e allarga immediatamente il discorso alla quotidianità dei cittadini.

«Perché noi, alle soglie del 2000, nel nostro Paese ancora non possiamo capire quasi nulla? Parlo di noi cittadini, di me […] non riesco a leggere una norma, vai in un ufficio, è tutto complicatissimo.»

Il ragionamento si sposta quindi sul confronto con altri Paesi europei. Raffaella cita la Francia e soprattutto la Spagna, che conosce direttamente per i suoi impegni professionali, osservando come alcune procedure risultino molto più semplici. Il tema viene collegato anche al percorso dell’Italia verso l’integrazione europea, che Raffaella sostiene apertamente.

«Sono d’accordo con lei che bisogna andare in Europa assolutamente, soprattutto noi italiani abbiamo veramente tutte le carte in regola individualmente, quindi le dobbiamo avere anche come Paese.»

La domanda si conclude con un’immagine particolarmente efficace, utilizzata per descrivere il peso della macchina burocratica.

«Ma perché siamo distrutti da questa cosa, come un polipone? Chi le scrive queste regole?»

Poco dopo Raffaella torna a rivolgersi a Prodi con una seconda domanda, questa volta sul sistema fiscale. Anche in questo caso introduce il proprio intervento con una certa ironia, consapevole delle possibili critiche.

«Le posso fare una domanda e con questa mi gioco tutto? […] Mi gioco tutto nel senso che domani sarò criticatissima, ma non importa.»

Raffaella propone quindi di estendere alle famiglie la possibilità di detrarre, almeno parzialmente, le spese sostenute durante l’anno. Secondo il suo ragionamento, la convenienza economica spingerebbe i cittadini a richiedere la documentazione delle proprie spese, contribuendo così a far emergere le transazioni e a contrastare il lavoro in nero.

«Ma se le famiglie potessero scalare dalle proprie spese, ma non parlo di professionisti, proprio parlo di tutte le famiglie, uno va a comprare una certa cosa, la scala, la somma nell’anno e la scala alla fine dell’anno, anche non per intero, le fatture le faremmo tutti.»

Le due domande seguono così uno stesso filo. Raffaella affronta temi politici ed economici non assumendo il ruolo dell’esperta, ma dichiaratamente quello della cittadina, portando nel confronto con il Presidente del Consiglio problemi legati alla vita quotidiana e formulandoli attraverso esempi concreti.

La puntata ottiene anche un significativo riscontro di pubblico. Secondo il manifesto del 13 novembre 1996, Porta a Porta raggiunge punte di cinque milioni di spettatori, con una media del 33,73% di share, salita al 46% dopo la mezzanotte.