Il primo programma TV condotto da Raffaella Carrà: Il paroliere, questo sconosciuto

Il 12 ottobre 1962 debutta sul Secondo Programma della Rai Il paroliere, questo sconosciuto, programma musicale presentato da Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà, con testi di Leone Mancini e la regia di Stefano De Stefani.

La trasmissione nasce con l’obiettivo preciso di accendere i riflettori su una figura fondamentale nella creazione di una canzone eppure, almeno presso il grande pubblico, spesso destinata a rimanere nell’ombra, il paroliere. Il paroliere, questo sconosciuto nasce dunque per rovesciare la prospettiva. Per una volta il protagonista non è chi canta una canzone ma chi ne scrive le parole.

Le origini del programma

L’idea sarebbe nata in seguito a un collegamento televisivo realizzato l’anno precedente, in occasione di una gara sportiva, al quale aveva preso parte il paroliere Alfredo Bracchi. Da quell’esperienza sarebbe maturata l’intuizione di dedicare un’intera serie proprio agli autori delle parole delle canzoni.

La trasmissione è affidata a Lelio Luttazzi, musicista e direttore d’orchestra, reduce dal successo di Strettamente musicale. Il progetto prevede dodici puntate, ciascuna incentrata su un autore o, almeno nelle intenzioni iniziali, anche su una coppia di autori, presente personalmente in studio. La parte musicale è affidata a quattro interpreti destinati ad accompagnare stabilmente la serie: Jenny Luna, Carmen Villani, Nicola Arigliano e Fausto Cigliano.

Nel corso delle dodici puntate si cerca inoltre, per quanto possibile, di alternare autori della nuova generazione e rappresentanti della «vecchia guardia». La trasmissione finisce così per costruire, settimana dopo settimana, una sorta di storia trasversale della canzone italiana, dai pionieri che ne avevano scritto alcune delle pagine più celebri agli autori che, proprio all’inizio degli anni Sessanta, stavano contribuendo a rinnovarne il linguaggio.

Stampa Sera, nell’articolo pubblicato il 3/4 ottobre, annunciava inizialmente il debutto per mercoledì 10 ottobre 1962. La programmazione subisce però una variazione e la prima puntata viene effettivamente trasmessa sul Secondo Programma venerdì 12 ottobre, con Alfredo Bracchi come primo protagonista. Nelle settimane successive arrivano Giulio Rapetti, già conosciuto con lo pseudonimo Mogol, Enzo Bonagura, Vito Pallavicini, Riccardo Morbelli, Giorgio Calabrese, Domenico Titomanlio, Pino Perotti (Pinchi), Dino Verde, Bixio Cherubini, Michele Galdieri e, nell’ultima puntata del 1° gennaio 1963, Franco Migliacci.

La formula del programma

Il paroliere, questo sconosciuto non si limita a presentare la biografia e le canzoni dell’autore protagonista della settimana. La trasmissione costruisce intorno a lui un vero e proprio gioco televisivo, pensato per mostrare al pubblico, almeno simbolicamente, il mestiere del paroliere mentre viene esercitato.

All’inizio di ogni puntata viene aperta una busta sigillata contenente il tema musicale di una canzone nota. Il protagonista della serata deve scrivere, nel corso della trasmissione, un testo completamente nuovo da adattare a quella melodia. La prova mette così l’autore davanti a un esercizio insolito poichè parole e musica non nascono insieme e il paroliere deve confrontarsi con una melodia assegnata al momento e trovare versi capaci di adattarsi alla sua struttura.

Mentre il protagonista lavora al nuovo testo, la trasmissione prosegue attraverso musica, racconti e interviste. Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà sottopongono il paroliere a quelle che il Radiocorriere definisce più volte «domande indiscrete», talvolta persino «imprevedibili», riguardanti la carriera, la vita professionale e gli episodi più curiosi del suo percorso artistico. In un articolo si parla addirittura di una sorta di «test psicologico» attraverso il quale abbozzare il ritratto del personaggio.

La formula consente così di andare oltre il semplice repertorio musicale. Il paroliere viene raccontato come persona e come professionista, si ricostruiscono gli incontri che ne hanno segnato la carriera, le collaborazioni con musicisti e interpreti, la nascita di alcune canzoni e gli episodi meno conosciuti della sua attività.

Parallelamente vengono riproposti i suoi maggiori successi. Un gruppo di quattro cantanti fissi accompagna infatti la trasmissione, interpretando le canzoni degli autori protagonisti e cimentandosi anche in couplets di carattere spiritoso. Nella prima parte del ciclo il quartetto è composto da Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Jenny Luna e Carmen Villani. Nelle ultime puntate il Radiocorriere indica invece Bruna Lelli al posto di Carmen Villani.

Ai cantanti fissi si aggiungono di volta in volta interpreti legati alla storia artistica del paroliere ospite. Passano così attraverso il programma alcune delle voci che avevano contribuito a trasformare quelle parole in successi popolari.

A tenere insieme la parte musicale e quella più propriamente televisiva è Lelio Luttazzi, che oltre a presentare il programma ne dirige l’orchestra e, quando necessario, interviene personalmente al pianoforte.

Una giovanissima Raffaella al fianco di Lelio Luttazzi

Per Raffaella Carrà, Il paroliere, questo sconosciuto rappresenta la prima esperienza nella conduzione televisiva. Quando il programma debutta, il 12 ottobre 1962, Raffaella ha appena 19 anni e il pubblico la conosce principalmente come attrice. È significativo osservare proprio il modo in cui il Radiocorriere TV la presenta nelle prime settimane. Nell’articolo dedicato alla terza puntata viene descritta come una «giovanissima attrice bolognese» e il settimanale ricorda agli spettatori la sua partecipazione al film La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini. È ancora questa, dunque, la sua identità pubblica: Raffaella Carrà, attrice.

Eppure nelle pagine dedicate a Il paroliere, questo sconosciuto comincia ad affacciarsi qualcosa di diverso. Nel primo articolo, pubblicato proprio il 12 ottobre, il Radiocorriere spiega che Lelio Luttazzi, oltre a dirigere l’orchestra, «si assumerà anche la parte del presentatore», affiancato dalla giovane Raffaella. Nella stessa pagina, la didascalia della grande fotografia dedicata a Raffaella è ancora più esplicita: «Raffaella Carrà che, con Lelio Luttazzi, presenta “Il paroliere, questo sconosciuto”».

Anche il palinsesto ufficiale la accredita insieme a Luttazzi nella presentazione.

Non si tratta inoltre di una presenza limitata all’annuncio delle canzoni o all’introduzione degli ospiti. Seguendo settimana dopo settimana gli articoli del Radiocorriere, emerge un coinvolgimento attivo di Raffaella nella parte dedicata alle interviste.

Riccardo Morbelli, per esempio, viene annunciato alle prese con le «domande indiscrete di Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà». Per Giorgio Calabrese si parla delle «domande indiscrete e imprevedibili» rivoltegli da entrambi, capaci, attraverso una sorta di test, di abbozzare il ritratto del personaggio.

Stampa Sera annuncia che ad affiancare Lelio Luttazzi «nelle mansioni di padrone di casa» sarà «una nuova “scoperta” dei dirigenti tv: Raffaella Carrà». Il giornale ne traccia quindi un breve profilo ma è soprattutto la frase con cui il quotidiano conclude il ritratto ad assumere oggi un particolare valore: «Ed ora la grande occasione televisiva.». Già nell’ottobre 1962 la presenza di Raffaella accanto a Luttazzi viene presentata dalla stampa come una nuova opportunità professionale.

Tutti questi sono piccoli dettagli ma permettono di ricostruire con maggiore precisione il ruolo ricoperto dalla diciannovenne Raffaella. Naturalmente gli equilibri sono quelli di una giovane esordiente accanto a un professionista già affermato. Il centro del programma rimane Lelio Luttazzi che presenta, dirige l’orchestra e interviene anche come pianista. Raffaella gli si affianca all’inizio di un percorso ancora tutto da costruire, sperimentando, quasi all’inizio della propria carriera, un linguaggio televisivo che molti anni dopo diventerà una delle sue caratteristiche più riconoscibili.

C’è infine una curiosa coincidenza nella data scelta per il debutto. Il paroliere, questo sconosciuto va in onda per la prima volta venerdì 12 ottobre 1962, la stessa sera in cui sul Programma Nazionale prende il via la nuova edizione di Canzonissima. Riletta a distanza di anni, quella coincidenza assume un sapore particolare nella storia artistica di Raffaella Carrà. Mentre sul Secondo Programma una diciannovenne Raffaella muove i suoi primi passi nella conduzione accanto a Lelio Luttazzi, sull’altra rete comincia proprio quel varietà che otto anni più tardi, nel 1970, la vedrà debuttare al fianco di Corrado e consacrarsi definitivamente come uno dei nuovi grandi volti della televisione italiana. Il 12 ottobre 1962, naturalmente, nessuno poteva ancora immaginare che quelle due strade si sarebbero incontrate.

Le dodici puntate

12 ottobre 1962 – Alfredo Bracchi

Ad inaugurare la serie è Alfredo Bracchi, uno dei nomi più importanti della canzone italiana e storico collaboratore di Giovanni D’Anzi. Nel corso della serata il paroliere è chiamato per primo a cimentarsi con il gioco alla base della trasmissione. Aperta la busta contenente il tema musicale, scopre di dover scrivere un nuovo testo sulle note di Blue Moon.

Ospite della puntata è Alberto Rabagliati, interprete di numerosi successi firmati dalla coppia D’Anzi-Bracchi, tra cui Bambina innamorata, Non dimenticar le mie parole, Silenzioso slow, Il maestro improvvisa e Tu musica divina.

È la prima apparizione di Raffaella Carrà nel programma, al fianco di Lelio Luttazzi, e l’inizio della sua esperienza nella conduzione televisiva.

19 ottobre 1962 – Giulio Rapetti (Mogol)

La seconda puntata è dedicata al ventiseienne Giulio Rapetti, già conosciuto con lo pseudonimo Mogol.

Nonostante la giovane età, Rapetti aveva già iniziato ad affermarsi come uno degli autori emergenti della musica leggera italiana. La sua presenza nel ciclo assume anche un valore rappresentativo rispetto all’impostazione della trasmissione, che cerca di mettere a confronto personalità appartenenti a generazioni differenti della canzone.

Le fonti raccolte non forniscono ulteriori dettagli specifici sulla prova affrontata da Mogol o sugli ospiti intervenuti nella seconda puntata.

26 ottobre 1962 – Enzo Bonagura

Il terzo appuntamento vede protagonista Enzo Bonagura, poeta e paroliere particolarmente legato alla tradizione della canzone napoletana.

Tra i numerosi brani ricordati dal Radiocorriere figurano Scalinatella, Suriento d’e ‘nnammurate, Chiove a zeffunno, Palcoscenico, Borgo antico, Il pericolo n. 1, Una chitarra nella notte e Luna marinara.

Accanto ai quattro cantanti fissi della trasmissione intervengono Alberto Rabagliati e Sandra Mondaini. Come nelle settimane precedenti, Bonagura affronta la prova prevista dal programma, scrivendo durante la trasmissione un nuovo testo sulla melodia contenuta nella busta aperta all’inizio della serata.

6 novembre 1962 – Vito Pallavicini

Il quarto appuntamento è dedicato a Vito Pallavicini, autore, tra gli altri successi, di Amorevole.

Nel corso della serata Pallavicini viene intervistato da Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà sui diversi aspetti della propria attività nel mondo della musica leggera e affronta la consueta prova prevista dal programma: scrivere un nuovo testo sul tema musicale assegnatogli.

Partecipano alla trasmissione i quattro cantanti fissi Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Jenny Luna e Carmen Villani, impegnati nell’esecuzione di canzoni e couplets spiritosi.

Il Radiocorriere ricorda inoltre come numerosi successi di Pallavicini fossero legati a interpreti quali Tony Dallara, Arturo Testa, Mina, Milva, Bruno Martino e Jula De Palma.

13 novembre 1962 – Riccardo Morbelli

La quinta puntata è dedicata a Riccardo Morbelli, giornalista, scrittore e autore dalla lunga esperienza radiofonica, noto anche per aver scritto insieme ad Angelo Nizza la celebre rivista I quattro moschettieri.

Pur amando definirsi un «dilettante» come paroliere, Morbelli aveva firmato numerose canzoni di successo, tra cui Sulla carrozzella, Fatti una fischiatina, Batticuore, A zonzo e soprattutto Ba-ba-baciami piccina, lanciata da Alberto Rabagliati nel 1939 e successivamente ripresa anche da Rosemary Clooney.

Morbelli affronta le «domande indiscrete» di Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà e la prova d’improvvisazione di un nuovo testo per una canzone famosa. I suoi maggiori successi vengono riproposti dai quattro cantanti fissi e dagli ospiti Odoardo Spadaro e Rino Salviati.

20 novembre 1962 – Giorgio Calabrese

Il sesto appuntamento è dedicato a Giorgio Calabrese, autore entrato da pochi anni nel mondo della musica leggera ma già legato a numerosi successi, tra cui Arrivederci, Nuvola per due, Il nostro concerto, Ciao ti dirò, Appuntamento a Madrid, Non mi dire chi sei e My Wonderful Bambina.

Il Radiocorriere sottolinea la modernità dei suoi testi, capaci di portare nella canzone italiana un linguaggio semplice, moderno e allo stesso tempo toccante. Particolarmente importante è la sua collaborazione con Umberto Bindi.

Calabrese si sottopone alle «domande indiscrete e imprevedibili» di Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà e alla consueta prova di scrittura. Durante la serata viene eseguita anche O frigideiro da Miguel e i Caravan, il complesso che l’aveva lanciata.

Le altre composizioni vengono affidate ai quattro cantanti fissi, ad alcuni ospiti e allo stesso Luttazzi al pianoforte.

27 novembre 1962 – Domenico Titomanlio

La settima puntata ha come protagonista Domenico Titomanlio, presentato dal Radiocorriere come uno dei personaggi più rappresentativi della canzone napoletana dell’epoca.

Il suo nome era particolarmente legato a Me so’ ‘mbriacato ‘e sole e Anema e core, quest’ultima divenuta un successo internazionale e tradotta, secondo il settimanale, in 27 lingue.

La carriera di Titomanlio era però cominciata oltre trent’anni prima. Un episodio ricordato dal Radiocorriere riguarda la poesia ‘O mese d”e rrose, che il giovane autore consegnò al maestro Ernesto Bonavolontà affinché la musicasse. Il giorno seguente ricevette la visita del figlio del compositore, un ragazzo che molti anni dopo sarebbe diventato popolarissimo con il nome di Mario Riva.

Le «domande indiscrete» di Luttazzi e Raffaella permettono inoltre di raccontare un aspetto meno noto di Titomanlio, il suo impegno nel Centro della canzone, luogo di formazione per le nuove leve e punto di ritrovo romano per cantanti, musicisti e parolieri.

4 dicembre 1962 – Pino Perotti (Pinchi)

L’ottava puntata è dedicata a Pino Perotti, conosciuto come Pinchi, uno dei più prolifici parolieri della musica leggera italiana.

La sua carriera era cominciata quasi per caso quando, ancora giovanissimo, aveva scritto Michele per uno spettacolo studentesco, attirando l’attenzione di un editore presente in sala. Da allora aveva firmato numerosi successi, tra cui La canzone da due soldi, Aprite le finestre, Vecchio scarpone e Ho pianto una volta sola, oltre alle versioni italiane di diverse canzoni straniere.

Curiosa anche la sua vittoria in un concorso promosso dalla Gazzetta dello Sport e dalla Voce del padrone con Chi sarà la maglia rosa?, divenuta per molti anni la canzone ufficiale del Giro d’Italia.

Nel corso della serata i suoi brani vengono riproposti dai cantanti della trasmissione; accanto a Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Jenny Luna e Carmen Villani, il Radiocorriere annuncia come probabile la partecipazione di alcuni degli interpreti che avevano portato al successo le canzoni di Pinchi.

11 dicembre 1962 – Dino Verde

La nona puntata è dedicata a Dino Verde, giovane autore napoletano già affermato nella radio, nella televisione e nel teatro di varietà.

Tra le sue canzoni figurano Una zebra a pois e Sabato notte, interpretate da Mina, Che m’è ‘mparato a ffà, lanciata da Sophia Loren, e le due vincitrici del Festival di Sanremo Piove e Romantica.

La consueta prova di Il paroliere, questo sconosciuto sembra particolarmente congeniale a Verde: il Radiocorriere ricorda infatti la sua abilità nello scrivere parodie su melodie note per le proprie riviste radiofoniche, rendendolo particolarmente adatto a improvvisare un nuovo testo per una vecchia composizione.

Ad accompagnare la puntata sono indicati come cantanti fissi Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Jenny Luna e Bruna Lelli.

18 dicembre 1962 – Bixio Cherubini

Dopo Dino Verde, rappresentante delle nuove leve, la decima puntata torna alla «vecchia guardia» con Bixio Cherubini, definito dal Radiocorriere un pioniere della canzone italiana.

Per quasi trent’anni Cherubini aveva collaborato con Cesare Andrea Bixio, dando vita a uno dei più celebri sodalizi della musica leggera italiana: tanto noto che per lungo tempo una parte del pubblico aveva creduto che «Bixio-Cherubini» fosse il nome di una sola persona.

Tra i suoi numerosi successi figurano Tango delle capinere, Violino tzigano, Signora illusione, La mia canzone al vento e Vola colomba.

Accanto a Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà partecipano i cantanti fissi Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Bruna Lelli e Jenny Luna e, tra gli ospiti annunciati, Elsa Merlini e Alberto Rabagliati.

25 dicembre 1962 – Michele Galdieri

La penultima puntata è dedicata a Michele Galdieri, definito dal Radiocorriere un «paroliere sui generis». Giornalista, commediografo, poeta e raffinato dicitore, ma soprattutto uno dei grandi protagonisti del teatro leggero italiano, dove si era guadagnato l’appellativo di «papà della rivista moderna».

Figlio del poeta Rocco Galdieri, aveva firmato spettacoli come L’Italia senza sole, Strade, Trottola, La rivista che non piacerà e Divertiti stasera, nel quale aveva esordito Anna Magnani.

Accanto a Lelio Luttazzi e Raffaella Carrà, il Radiocorriere indica ancora come cantanti fissi Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Bruna Lelli e Jenny Luna.

La documentazione del Radiocorriere da noi consultata presenta purtroppo un’interruzione del testo dell’articolo dedicato alla puntata, che impedisce di ricostruirne ulteriori dettagli senza ricorrere a informazioni non documentate.

1° gennaio 1963 – Franco Migliacci

A chiudere il ciclo è Franco Migliacci, uno dei più giovani e popolari parolieri della nuova generazione.

Dopo gli inizi come attore, Migliacci si era imposto nel mondo della canzone grazie soprattutto all’incontro con Domenico Modugno e allo straordinario successo di Nel blu dipinto di blu.

Al suo nome erano già legati brani come Libero, Più sola, Hello, amore, Nel bene e nel male, Selene e Addio, addio, vincitrice del Festival di Sanremo 1962, oltre a Tintarella di luna e alla recentissima Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, portata al successo da Gianni Morandi.

Con Gianni Meccia aveva inoltre firmato Il barattolo e Il pullover.

I suoi brani vengono riproposti nel corso della serata da Nicola Arigliano, Fausto Cigliano, Bruna Lelli e Jenny Luna.

Con Franco Migliacci si conclude così, dopo dodici appuntamenti, il viaggio di Il paroliere, questo sconosciuto tra gli autori delle parole della canzone italiana.

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