Mamma per caso: il ritorno di Raffaella Carrà alla recitazione

Mamma per caso è una miniserie televisiva italiana in quattro puntate prodotta da Rai 1 e trasmessa nell’autunno del 1997. Diretta da Sergio Martino e interpretata da Raffaella Carrà nel ruolo della protagonista, la fiction racconta la storia di Nicoletta Brizzi, una celebre conduttrice televisiva che si trova improvvisamente a dover accudire i tre figli della sorella, confrontandosi per la prima volta con responsabilità familiari che fino a quel momento avevano occupato un ruolo marginale nella sua vita.

Scritta da Lidia Ravera, Paola Pascolini, Giovanni Lombardo Radice e Mimmo Rafele, la miniserie rappresentò uno degli eventi televisivi più attesi della stagione 1997-1998 e segnò il ritorno di Raffaella Carrà alla recitazione dopo quasi trent’anni.

La nascita del progetto

L’idea di Mamma per caso nacque nella seconda metà degli anni Novanta da una proposta del produttore Filiberto Bandini e dell’ex direttore di Raiuno Brando Giordani. Fin dalle prime fasi di sviluppo il progetto venne concepito attorno alla figura di Raffaella Carrà, che nelle interviste dell’epoca spiegò come la storia fosse stata costruita tenendo conto della sua personalità artistica e della sua immagine pubblica.

Prima di accettare definitivamente il ruolo, Raffaella volle tuttavia affrontare un vero e proprio provino. Sebbene diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e con una lunga esperienza alle spalle, tornare a recitare significava confrontarsi con un linguaggio che non praticava da molti anni.

«è una scommessa con me stessa nata dall’idea del mio amico Bandini e dell’ex direttore di Rai 1 Brando Giordani. La storia mi è stata cucita “su misura”, ma prima di prendere la decisione definitiva ho voluto sottopormi a un vero provino con la lettura di alcune scene davanti agli autori e al regista: tra noi si è stabilito subito un grande feeling che mi ha spinto a buttarmi con entusiasmo nell’impresa. Ci tengo a dire che la nostra non è una situation-comedy fatta solo per ridere, ma una vera e propria commedia brillante in cui ci sono il divertimento, l’avventura, il sentimento. E c’è anche uno spaccato del mondo televisivo: si vede bene come nasce un programma e quali sono gli antagonismi tra uomo e donna in questo ambiente.»

TV Sorrisi e Canzoni – N.17 – 1997

Il ritorno alla recitazione

La stampa accolse Mamma per caso come il ritorno di Raffaella Carrà alla recitazione. Le sue ultime esperienze cinematografiche risalivano infatti alla fine degli anni Sessanta e ai primi anni Settanta, con l’unica parentesi successiva rappresentata dal film argentino Barbara! del 1980, diretto da Gino Landi. Anche in quell’occasione, tuttavia, Raffaella interpretava un personaggio molto vicino all’immagine pubblica che aveva costruito in quegli anni, quella di una celebre cantante e diva di fama internazionale.

Nelle interviste promozionali la stessa Raffaella raccontò di aver affrontato il set con sentimenti contrastanti: entusiasmo, curiosità ma anche timore. Confessò di sentirsi quasi una principiante, costretta a recuperare meccanismi professionali che riteneva ormai lontani. Più volte spiegò quanto fosse diversa la recitazione rispetto al varietà televisivo che aveva caratterizzato gran parte della sua carriera. Nel varietà il contatto diretto con il pubblico e l’adrenalina della diretta sostengono continuamente l’artista; nella fiction, invece, l’emozione deve essere costruita scena dopo scena, spesso fuori dall’ordine narrativo, mantenendo concentrazione e continuità interpretativa per molte ore consecutive.

Particolare attenzione venne dedicata alla voce. La serie fu girata in presa diretta e Raffaella dichiarò di aver lavorato con grande cura sull’intonazione e sulla naturalezza della recitazione, nel timore di dover ricorrere al doppiaggio, pratica che disse di non amare.

Le riprese

Le riprese si svolsero tra aprile e luglio 1997 e impegnarono la troupe per circa quattro mesi.

La lavorazione ebbe luogo principalmente presso Cinecittà, con numerose scene girate negli studi del Teatro 1 ed esterni realizzati a Roma e a Barcellona.

Nel cast figuravano, oltre a Raffaella Carrà, Carla Signoris, Ray Lovelock, Jean Sorel, Maurizio Crozza, Pierfrancesco Poggi, Natasha Hovey, Antonella Mosetti e Francesco Lodolo, oltre alle partecipazioni speciali di Leo Gullotta e Simona Marchini.

Durante la lavorazione la produzione dovette affrontare anche le particolari esigenze legate alla presenza del piccolo Tancredi Tommaselli, interprete del neonato Nini. Alcune sequenze vennero realizzate utilizzando una bambola meccanica telecomandata, mentre in altre occasioni il bambino fu sostituito da un altro neonato. Lo stesso Tommaselli, nel corso delle riprese, crebbe così rapidamente da rendere necessario l’adattamento di alcuni costumi di scena.

Raffaella parlò anche delle difficoltà e degli imprevisti incontrati sul set nelle scene girate con Nini, a causa della sua inesperienza con i bambini.

«Non avendo avuto figli miei, ed essendo mia cognata una vera chioccia, che non mi avrebbe mai affidato i suoi, sono del tutto imbranata con i neonati. Una delle prime scene che ho girato con il bebé è stata quella del bagnetto: sotto lo sguardo apprensivo della mamma vera avevo una gran paura che il pupo mi scivolasse in acqua. Mi sono fatta coraggio e l’ho agganciato con una presa d’acciaio con la mano sinistra, senza pensare troppo all’inquadratura e alla mia espressione. è andata bene: abbiamo ripetuto la scena solo due volte. Certo, con un bambino così piccolo è tutto un imprevisto: l’avevo appena asciugato e profumato che ho sentito un improvviso calore sulla gamba. Si dice che la pipì porti fortuna, speriamo che sia vero. Se dorme, il pupo non si può svegliare. Per legge non deve lavorare più di tre ore al giorno (tanto che usiamo una bambola telecomandata per le scene da lontano). Gli piacciono i miei capelli e ci si attacca con gusto. Non collabora affatto quando gli cambi il pannolino (e non ha torto, la prima volta gliel’ho messo alla rovescia). Però è simpatico da morire. In una scena dovevamo simulare che fosse caduto dal letto e io mi dovevo precipitare, spaventatissima, a raccoglierlo. Non sai quante volte l’abbiamo girata: lui, invece di piangere, mi faceva delle risate irresistibili!»

TV Sorrisi e Canzoni – N.17 – 1997

Nicoletta Brizzi: una donna tra carriera e famiglia

La protagonista della miniserie è Nicoletta Brizzi, una popolare conduttrice televisiva impegnata nella realizzazione di un talk-show del mezzogiorno dedicato a temi sociali intitolato Ecco la gente. Le sue idee sono in contrasto con quelle del direttore di rete che, in quanto donna, vorrebbe affidarle temi molto più leggeri mentre Nicoletta è molto più orientata ai temi sociali e sta conducendo un’inchiesta sul raket della prostituzione che vorrebbe portare all’interno del suo programma. In conflitto con il collega Stefano Arrighi, il peferito dal direttore di rete principalmente in quanto uomo e conduttore di un programma notturno intitolato

Professionista affermata e indipendente, Nicoletta conduce una vita scandita dagli impegni televisivi e da relazioni sentimentali non sempre semplici. Il suo equilibrio viene improvvisamente sconvolto quando la sorella Carla le affida i propri tre figli: una ragazza adolescente, un ragazzo problematico e un neonato di pochi mesi.

La convivenza forzata costringe Nicoletta a confrontarsi con una realtà completamente nuova fatta di pannolini, crisi adolescenziali, responsabilità educative e difficoltà quotidiane.

Secondo la stessa Raffaella, il vero centro emotivo della storia non era però soltanto la maternità improvvisata della protagonista quanto il rapporto tra due sorelle e la rete di affetti che si sviluppa attorno alla famiglia.

I temi della fiction

Pur mantenendo i toni della commedia sentimentale, Mamma per caso affrontava numerose tematiche sociali tipiche della fiction italiana degli anni Novanta.

Attraverso il programma televisivo condotto da Nicoletta trovavano spazio questioni come la prostituzione, il disagio giovanile, la criminalità e i problemi dell’adolescenza. Parallelamente la serie raccontava il dietro le quinte della televisione, mostrando dinamiche professionali, rivalità e rapporti umani all’interno di una redazione.

Tra gli elementi più innovativi per l’epoca vi era anche la presenza del personaggio del vicino di casa omosessuale interpretato da Pierfrancesco Poggi. Secondo alcune interviste rilasciate durante la promozione, Raffaella Carrà difese a tutti i costi la presenza di questo personaggio all’interno della storia nonostante le perlplessità della Rai.

La messa in onda

In origine la miniserie era prevista per la fine del mese di novembre 1997. Rai 1 decise tuttavia di anticiparne la programmazione, collocandola nella prima serata domenicale.

La prima puntata andò in onda il 19 ottobre 1997. L’anticipazione fu interpretata dalla stampa come una scelta strategica della rete, che vedeva nella popolarità di Raffaella Carrà un elemento capace di rafforzare il palinsesto della stagione.

La stessa Carrà dichiarò che avrebbe preferito rispettare la programmazione inizialmente prevista, ma accettò la decisione della rete con il pragmatismo che ha sempre caratterizzato il suo rapporto con il lavoro.

Un progetto tra fiction e televisione

Mamma per caso occupa un posto particolare nella carriera di Raffaella Carrà. La miniserie rappresentò infatti il punto d’incontro tra due anime della sua storia professionale: quella dell’attrice formatasi al cinema negli anni giovanili e quella della grande protagonista della televisione italiana.

Il personaggio di Nicoletta, conduttrice televisiva costretta a ridefinire le proprie priorità affettive e familiari, consentì a Carrà di misurarsi con temi diversi rispetto a quelli affrontati nei programmi di intrattenimento, mantenendo tuttavia un forte legame con il mondo televisivo che il pubblico associava alla sua figura.

A distanza di anni, Mamma per caso resta una delle esperienze più significative della sua produzione di fiction e una testimonianza della volontà dell’artista di continuare a sperimentare linguaggi diversi anche nel pieno della sua maturità professionale.