Il caso Giuseppe Russo. La ricostruzione completa di una delle pagine più significative di “Pronto… Raffaella?”

Tra le vicende che hanno segnato la storia di Pronto… Raffaella?, quella di Giuseppe Russo rappresenta probabilmente la più straordinaria e, allo stesso tempo, meno conosciuta.
Nel corso del tempo, questa storia è stata spesso riassunta con una formula tanto efficace quanto riduttiva: «Raffaella Carrà salvò Giuseppe Russo». La realtà, però, è molto più complessa.
La liberazione del geometra romano fu il risultato di un insieme di fattori. Fondamentali furono il lavoro diplomatico svolto dalle istituzioni italiane, l’impegno del Ministero degli Esteri, l’azione dell’ambasciata italiana a Gedda. Ma determinante fu l’intervento di Raffaella nel mobilitare l’opinione pubblica e trasformare una vicenda fino a quel momento poco conosciuta in un caso nazionale.
Nel giro di poche settimane, una trasmissione televisiva del mezzogiorno riuscì a mettere in comunicazione una telespettatrice, un uomo bloccato a migliaia di chilometri di distanza, giornalisti, diplomatici, politici e milioni di cittadini italiani, arrivando a salvare la vita ad un uomo.

Ottobre 1982: Giuseppe Russo parte per l’Arabia Saudita

Giuseppe Russo era un geometra romano di 32 anni che lavorava come consulente e direttore di cantiere della società romana International United Enterprises (IUE). Secondo la risposta ufficiale fornita dal Governo alla Camera dei Deputati il 14 maggio 1984, Giuseppe Russo era stato inviato in Arabia Saudita nell’ottobre del 1982 dalla società con il compito di seguire la costruzione di tre edifici scolastici a Riyadh. Dopo un primo periodo di permanenza in Arabia Saudita, rientrò temporaneamente in Italia per un congedo.
Nel marzo del 1983 tornò nuovamente a Riyadh per proseguire il lavoro e fu in quel momento che la situazione iniziò a complicarsi.

Maggio 1983: il ritiro del passaporto

La IUE si trovò coinvolta in una controversia di natura economica e contrattuale con la società saudita Al Hassoun Est. Le autorità saudite considerarono Giuseppe Russo una figura di riferimento della società italiana e, nel maggio del 1983, gli ritirarono il passaporto impedendogli di lasciare il Paese fino alla risoluzione della controversia. Il Governo italiano sosteneva invece che il geometra non avesse alcuna responsabilità diretta nella gestione della società per la quale lavorava e che pertanto non popteva essere ritenuto responsabile della controversia.
Di fatto, però, si ritrovò intrappolato in una situazione sulla quale non aveva alcun potere decisionale.

I mesi successivi furono devastanti. L’isolamento, l’incertezza e l’impossibilità di intravedere una soluzione provocarono un progressivo deterioramento delle sue condizioni fisiche e psicologiche.
Le fonti dell’epoca parlano di una grave forma di anoressia nervosa e di una profonda depressione reattiva. I medici descrissero uno stato psicologico estremamente fragile, tanto da far temere il peggio. Nel corso dei mesi Giuseppe Russo perse oltre 30 Kg. Da circa 80 Kg arrivò a pesarne tra i 40 e i 50. Il suo organismo era allo stremo.

Dicembre 1983: la diplomazia italiana si attiva

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il caso non rimase completamente ignorato. La risposta parlamentare del 14 maggio 1984 chiarisce infatti che l’ambasciata italiana a Gedda si occupava della questione già dal dicembre del 1983. Anche il Ministero degli Esteri stava seguendo la situazione da diversi mesi. Tuttavia, si trattava ancora di una vicenda sostanzialmente confinata alle sedi diplomatiche e amministrative e l’opinione pubblica italiana ne sapeva ancora molto poco.

Marzo 1984: il caso arriva sui giornali

Il primo vero salto di visibilità avvenne nel marzo del 1984. Il 15 marzo La Stampa pubblicò un articolo intitolato «Tecnico italiano prigioniero 20 mesi in Arabia». Il pezzo raccontava soprattutto la vicenda di Carlo Fidanza, un altro tecnico italiano appena rientrato in Italia dopo una lunga permanenza forzata nel Paese arabo. Fu proprio Fidanza a richiamare l’attenzione su Giuseppe Russo, spiegando che un altro italiano stava vivendo una situazione analoga e che le sue condizioni di salute erano molto preoccupanti. Due giorni dopo, il 17 marzo, La Stampa tornò sull’argomento. Il quotidiano identificò Russo come geometra e consulente della IUE e raccontò un tentativo di risolvere la situazione. L’imprenditore Serafino Scarozza partì infatti per Riyadh con l’obiettivo di proporre la sostituzione di Russo con un altro tecnico. Anche questo tentativo, tuttavia, non riuscì a sbloccare immediatamente la situazione. Nel frattempo, il deterioramento fisico di Russo continuava.

3 aprile 1984 – Una telespettatrice cambia il corso degli eventi

La svolta arrivò quasi per caso.
Vent’anni dopo, nel 2004, durante un’ospitata a Porta a Porta, Raffaella Carrà raccontò che tutto iniziò grazie a una telespettatrice durante una telefonata per partecipare ad uno dei quiz della trasmissione televisiva Pronto… Raffaella?. Era il 3 aprile 1984. La donna le disse di non telefonare per giocare ma per chiederle di occuparsi del caso di Giuseppe Russo. Raffaella non conosceva ancora il caso ma decise immediatamente di approfondirlo chiedendo aiuto anche alla redazione del Tg2.

4 aprile 1984: Raffaella Carrà parla al telefono con Giuseppe Russo

Il 4 aprile 1984, durante la trasmissione, Raffaella introdusse così l’argomento:

«Ieri abbiamo ricevuto una telefonata di una signora che ci chiedeva di interessarci di un tragico caso di cui hanno parlato naturalmente tutti i giornali, il caso di Giuseppe Russo, l’italiano tenuto come una sorta di ostaggio a Riyadh in Arabia Saudita. E questo ragazzo veramente sta lentamente morendo, purtroppo, perché è molto, molto malato.»

Nel corso della trasmissione si collegò telefonicamente con Giuseppe Russo.
Fu una conversazione molto dura da sostenere. Raffaella cercò di infondergli coraggio.
Gli disse:

«Ascolta, devi pensare un attimo a te stesso adesso. Ne va della tua vita, ascolta questa parola come è grande. È l’unico bene grande che abbiamo noi al mondo.»

La risposta di Russo mostrò tutta la sua disperazione.

«Guardi, è molto facile parlare così. Anche io tento e ritento di non pensarci e ci ricado sempre dentro. Per quello i medici temono che io possa avere un collasso nervoso da un momento all’altro.»

La stessa Raffaella, anni dopo, avrebbe ricordato quel momento come la prima volta in cui pianse in televisione.

Durante l’intervista a Porta a porta del 2004 disse:

«Mi pareva di parlare con lui come se fosse mio fratello.»

Fu proprio durante la telefonata con Raffaella che Russo pronunciò una frase destinata a rimanere impressa nella memoria di Raffaella:

«Per me non c’è niente da fare. Ti ringrazio, ma le tue sono solo belle parole.»

5 aprile 1984: la telefonata a Giulio Andreotti

Il giorno successivo, durante la trasmissione, Raffaella ricevette la telefonata del ministro degli Esteri Giulio Andreotti. Gli pose una domanda molto diretta:

«Che cosa si può fare per salvargli la vita?»

Andreotti spiegò che il Ministero degli Esteri era già impegnato sul caso e che si trattava di affrontare «legislazioni un po’ particolari». Aggiunse che si stava cercando di consentire la sostituzione di Russo con un’altra persona. Raffaella lo ringraziò e disse una frase molto interessante:

«Già da questo pomeriggio mi metterò in contatto con il suo Ministero, che è stato già gentilissimo con me.»

Queste parole lasciano intuire che la redazione di Pronto… Raffaella? avesse già avviato contatti con il Ministero degli Esteri.

La mobilitazione degli italiani

Nei giorni successivi il caso assunse una dimensione nazionale. La storia era ormai uscita dagli uffici ministeriali per entrare nelle case degli italiani. Molte persone iniziarono a mobilitarsi, arrivarono decine di offerte spontanee di sostituzione, offerte miliardarie di imprenditori e addirittura
Il 13 aprile La Stampa raccontò che Mario Capanna si era dichiarato disponibile a partire per Riyadh e prendere il posto di Russo. Anche il titolare dell’azienda si rese disponibile a intervenire e a prendere il posto come ostaggio.

17 aprile 1984: il ritorno in Italia

Il 17 aprile 1984 Giuseppe Russo ottenne finalmente il visto di uscita dall’Arabia Saudita. Il Ministero degli Esteri inviò un medico a Riyadh per assisterlo durante il viaggio. Al suo arrivo a Fiumicino apparve estremamente debilitato. Aveva trascorso circa tredici mesi in una condizione di isolamento e profonda sofferenza psicologica, aveva perso oltre trenta chilogrammi e faticava a camminare.

18 aprile 1984: Raffaella va a casa Russo

Il 18 aprile 1984, il giorno successivo al ritorno in Italia di Giuseppe Russo, Raffaella Carrà si recò personalmente a casa della famiglia Russo, un appartamento al penultimo piano di una casa popolare nella periferia romana, dove vivevano la madre Batula, il fratello Andrea e la sorella Maria.

La sua non fu una semplice visita di cortesia. In quei giorni la vicenda l’aveva profondamente coinvolta sul piano umano e personale. Dopo aver ascoltato la disperazione di Giuseppe Russo in diretta televisiva, aver sollecitato l’intervento delle istituzioni e aver seguito con apprensione gli sviluppi della situazione, Raffaella sentì il bisogno di manifestargli la propria vicinanza anche al di fuori degli studi televisivi, facendogli percepire concretamente la propria presenza in un momento ancora molto delicato della sua vita.

Le immagini pubblicate dai periodici dell’epoca mostrano una Raffaella sorridente e discreta, seduta accanto a Giuseppe, intenta soprattutto ad ascoltarlo e a incoraggiarlo. La vicenda aveva ormai superato i confini del racconto televisivo e si era trasformata in un legame umano costruito attraverso giorni di preoccupazione condivisa. A quel punto l’obiettivo era accompagnarlo nel difficile percorso di recupero. Ed è proprio qui che si comprende meglio il ruolo svolto da Raffaella che non sostituì le istituzioni ma restituì a Giuseppe Russo la sensazione di non essere più solo.

Fu proprio durante quell’incontro che Giuseppe Russo le fece una confessione molto significativa. Dopo oltre un anno di isolamento, ammise di aver inizialmente accolto con grande scetticismo l’interessamento della conduttrice. L’esperienza vissuta lo aveva infatti portato a diffidare di tutto e di tutti. Russo spiegò di aver pensato che si trattasse soltanto di un’iniziativa televisiva destinata a esaurirsi nel giro di poco tempo e si scusò con Raffaella per non aver creduto fino in fondo alle sue parole.

Le sue parole risportate dal settimanale GENTE (N.18/1984) sono le seguenti:

«Ho una cosa da farmi perdonare da te. La diffidenza mostrata nei tuoi riguardi. Ricordi l’ultima frase che pronunciai durante il nostro collegamento telefonico dall0ospedale di Rihad? Dissi: “Le sue sono soltanto belle parole”. Devi però capire in quali condizioni ero, Raffaella: avevo già scritto il mio testamento. Da un anno dimenticato da tutti, condannato a morte dall’indifferenza di tutti, mi stavo lasciando morire da solo. E quando mi hanno informato: “Da Roma c’è in linea la Carrà”, ho pensato al solito cinico gioco, ai riflettori che arriovano ad illuminare il dolore, pur di far spettacolo. Non ho creduto che potessi essere tu a salvarmi. Davvero merito un rimprovero (…) tu in dodici giorni hai ottenuto quanto le autorità italiane non sono riuscite in dodici mesi. Dopo il tuo intervento, ho avvertito subito che qualcosa si stava muovendo: da Gedda i diplomatici italiani venivano più spesso fino a Rihad a trovarmi; gli amici mi confidavano che in Italia Giuseppe Russo era ormai “un caso” su cui si discuteva a lungo.»

E ancora:

«Raffaella, ti voglio fare una confessione. Da sempre sono un tuo ammiratore e ti vedevo lontanissima, una vera star. Oggi invece ho capito che sei una persona ricca di umanità e meriti quanto hai avuto. Grazie di avermi salvato la vita.»

In quell’occasione, Raffaella saluto Giuseppe Russo con un biglietto datato 18 aprile con su scritto:

«Non sai quanto sia felice di averti incontrato. Hai una bella famiglia. La tua famiglia, ricordalo, è anche l’Italia che ha voluto il tuo ritorno.»

20 aprile 1984: Giuseppe Russo è ospite a Pronto… Raffaella?

Il 20 aprile 1984 Giuseppe Russo entrò nello Studio 5 di Via Teulada da dove va in onda Pronto… Raffaella?, questa volta non come una flebile voce lontana proveniente da Riyadh. Era seduto accanto a Raffaella per ringraziare tutte le persone che si erano mobilitate. La vicenda, però, non era ancora conclusa sul piano umano. Le sue condizioni di salute restavano molto fragili. Il 5 maggio una conferenza stampa prevista a Roma dovette essere rinviata a causa di un improvviso malore.

Il ruolo di Raffaella Carrà

La storia di Giuseppe Russo rappresenta una delle pagine più significative della carriera televisiva di Raffaella Carrà. Con il suo intervento riuscì a rompere l’isolamento di Giuseppe Russo permettendo a milioni di persone di conoscerne il volto, la voce e la sofferenza.
Raffaella non agì come protagonista solitaria ma come mediatrice capace di sfruttare la sua popolarità per ottenere risultati umani straordinari.