
🏳️🌈 Pride Month 2026
Ci sono artiste che hanno fatto la storia e artiste che, oltre a questo, hanno saputo lasciare un segno nella vita delle persone.
Raffaella Carrà è stata entrambe le cose.
Con la sua energia, la sua libertà, il suo modo di essere autentica e il suo invito costante ad accogliere e ascoltare, ha costruito negli anni un linguaggio universale fatto di rispetto e amore. È diventata un simbolo per tante persone della comunità LGBTQIA+ senza fare proclami ma attraverso la spontaneità con cui ha sempre celebrato la diversità, la libertà di amare e il diritto di vivere la propria identità senza vergogna.
In questo Pride Month 2026, Il Salotto di Raffaella celebra i valori che Raffaella ha incarnato per tutta la sua carriera. Il messaggio che ci ha lasciato è ancora attuale: il mondo è più bello quando ognuno e ognuna può essere semplicemente sé stesso/a.
Buon Pride Month a tutte e tutti 🌈✨
1990 – Raffaella Carrà intervista Massimo Mariotti. Essere omosessuali nell’Italia degli anni ’90.
«Si sa che dall’ignoranza nascono spesso i pregiudizi. Per questo abbiamo invitato questa mattina Massimo Mariotti, per capire insieme a lui quali sono oggi i problemi nel nostro Paese di un omosessuale o almeno alcuni di essi.»
È il 17 febbraio 1990 e con queste parole Raffaella Carrà apre la puntata di Ricomincio da due affrontando un tema ancora quasi del tutto invisibile nel dibattito pubblico: l’omosessualità e le discriminazioni vissute dalle persone LGBTQIA+ nella vita quotidiana.
L’ospite della trasmissione è Massimo Mariotti, giovane dipendente di banca, attivista e vittima di discriminazioni sul posto di lavoro a causa della propria omosessualità e del suo impegno pubblico a favore dei diritti civili.
Per comprendere la forza di questa intervista è necessario compiere un importante esercizio di contestualizzazione storica. Siamo nel 1990, in un’Italia profondamente diversa da quella attuale dove è ancora difficile respirare l’orgoglio di appartenenza alla comunità LGBTQIA+, segnata da stereotipi, discriminazioni e silenzi. Moltissime persone vivono la propria identità nell’invisibilità e il linguaggio stesso con cui se ne parla è molto diverso da quello che si usa oggi. Per questo alcune domande o espressioni possono oggi apparirci datate o persino problematiche. Tuttavia, sarebbe un errore leggerle esclusivamente con la sensibilità contemporanea.
Il valore di questo documento risiede proprio nel suo intento, dichiarato fin dall’inizio, di comprendere per superare il pregiudizio. Raffaella Carrà non si pone come esperta ma come mediatrice tra il pubblico e il suo ospite. Formula domande semplici, probabilmente le stesse che molti telespettatori si pongono in quegli anni, mantenendo però sempre al centro valori come l’ascolto, il rispetto, l’accoglienza e l’umanità. E tutto questo avviene sulla Rai, in una fascia oraria di grande ascolto e all’interno di un programma rivolto a un pubblico ampio e trasversale. Una scelta editoriale tutt’altro che scontata per il 1990.
Il percorso di Massimo Mariotti proseguirà anche dopo questa intervista. Nel 1991 contribuirà infatti, insieme alla CGIL di Milano, alla nascita del primo sportello di ascolto italiano dedicato alle persone omosessuali e alle discriminazioni nei luoghi di lavoro, un’iniziativa pionieristica che porterà il tema dei diritti LGBTQIA+ all’interno del mondo sindacale e lavorativo, aprendo nuovi spazi di tutela e riconoscimento.
A oltre trent’anni di distanza, questa intervista rimane una preziosa testimonianza della straordinaria sensibilità di Raffaella Carrà e della sua capacità di utilizzare la televisione come strumento culturale e sociale per affrontare temi complessi con delicatezza e profondo rispetto delle persone.