Ma che sera

Nel 1978 Raffaella Carrà torna in televisione in Italia dopo quattro anni di assenza. L’ultimo spettacolo televisivo da lei condotto risale a tre anni prima, quando era stata protagonista de La hora de Raffaella Carrà (1975) in Spagna. Dai teleschermi italiani, tuttavia, manca da Canzonissima ’74, periodo durante il quale ha viaggiato e lavorato in numerosi paesi europei ed extraeuropei.

Il suo ritorno avviene con Ma che sera, uno spettacolo firmato dal regista e coreografo Gino Landi e preparato con la massima cura. L’impostazione è quella del classico varietà televisivo in cui si alternano numeri musicali, balletti, momenti di comicità, satira politica e numerosi ospiti famosi.

Con questo programma Raffaella appare per la prima volta a colori anche nella televisione italiana. È inoltre la prima occasione in cui sfoggia il celebre caschetto corto e liscissimo con frangia, destinato a diventare uno dei segni distintivi della sua immagine.

Produzione

La preparazione dello spettacolo richiede circa tre mesi di lavoro. Le prove si svolgono nello Studio Uno di Via Teulada, uno spazio di 18 metri per 25 metri dove spesso si lavora fino a mezzanotte. Lo studio, dal 15 novembre 2020, è stato intitolato ad Antonello Falqui.

Inizialmente è prevista la realizzazione di otto puntate, che diventano poi sei. Il programma viene trasmesso dal 4 marzo al 22 aprile 1978, ogni sabato alle 20:40, sulla prima rete.

Il programma nasce in un periodo in cui l’Italia sta progressivamente uscendo dal pesante clima di austerità degli anni precedenti. Simbolico, in questo senso, è l’avvio ufficiale delle trasmissioni televisive a colori della Rai, iniziato l’anno precedente dopo cinque anni di sperimentazioni e con circa dieci anni di ritardo rispetto a paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania. Proprio le misure di austerità avevano già avuto ripercussioni su Raffaella Carrà, che ne aveva fatto le spese con l’ultima edizione di Canzonissima del 1974.

I costumi

I costumi sono realizzati dal costumista Luca Sabatelli, passato da appena due anni a lavorare per la televisione dopo oltre un decennio di attività tra teatro e cinema. Con Ma che sera Sabatelli veste per la prima volta Raffaella Carrà, contribuendo a costruire un’immagine estrosa e iconica. La loro collaborazione continuerà nel tempo per le più importanti occasioni fino al 2013.

Per la realizzazione dei costumi, Sabatelli si avvale di due assistenti, Rosanna Andreoni e Giuseppe Grisolini, e può contare sul lavoro di due sartorie, una interna alla Rai e una esterna specializzata in abiti teatrali e cinematografici, la The One.

In un’intervista pubblicata su TV Sorrisi e Canzoni, n. 10 del 1978, Sabatelli descrive così il rapporto tra Raffaella e i suoi costumi:

«Per me, la chiave del successo di Raffaella consiste nelle sue tre dimensioni: un viso da bambina, un busto da adolescente, un bacino e gambe da… bulletto di periferia. Raffaella si muove come un re del rock, dalla vita in giù; poi, dopo averti dato una carica elettrica a mille volt, ti sbatte in faccia quel visetto ingenuo, come per farsi perdonare la sua aggressività. Io mi sono divertito moltissimo a creare i costumi più incredibili sul suo corpo perfetto. Tieni presente che da anni vesto nel cinema donne come Ursula Andress, Monica Vitti e Laura Antonelli (in “Mogliamante”). Lei, quando ha addosso uno dei miei stravaganti costumi, si guarda allo specchio e dice: “Fantastica!”. Per prima, quindi, crede in se stessa, e il pubblico avverte questa sicurezza. Per me, in Italia, non ha rivali.»

Le sigle

La copertina di TV Sorrisi e Canzoni (N.10/1978) per il lancio di Ma che sera.

La sigla iniziale del programma è Tanti auguri, il cui videoclip è girato all’interno del parco tematico Italia in Miniatura di Rimini. Il brano diventa immediatamente un successo internazionale grazie anche alla celebre strofa “com’è bello far l’amore da Trieste in giù”.

La sigla finale è invece Amoa. Il videoclip viene realizzato dalla casa di produzione Cineteam con la collaborazione di professionisti del settore come Manfredo Manfredi e Aldo Raparelli. Per l’occasione Luca Sabatelli crea per Raffaella un abito ricoperto di cristalli, costato un milione e mezzo di lire e realizzato con otto giorni di lavoro di ricamo.

Entrambi i brani sono parte del nuovo album Raffaella, pubblicato nel 1978. I testi sono di Gianni Boncompagni, autore delle musiche insieme a Paolo Ormi.

Gli spazi comici

Il programma viene ricordato anche per essere stato l’ultimo a vedere le apparizioni televisive di Bice Valori, morta nel 1980 a causa di un tumore, e di Alighiero Noschese, suicidatosi nel dicembre dell’anno successivo. I due, insieme a Paolo Panelli e Giorgio Bracardi, animano gli spazi comici del programma.

Noschese porta in scena le imitazioni che lo hanno reso celebre e in ogni puntata realizza una sorta di biografia satirica di un diverso personaggio politico, introdotta da un celebre giornalista televisivo impersonato dallo stesso imitatore.

La coppia Panelli-Valori si esibisce invece nello sketch TeleFamily, parodia delle nascenti televisioni private, nel quale compare anche la loro figlia Alessandra.

Giorgio Bracardi interpreta infine il personaggio di Catenacci, già apparso nello show radiofonico Alto gradimento. Si tratta di un gerarca dell’epoca fascista che alla fine di ogni sketch bistratta ironicamente la Carrà, definendola troppo magra, il maestro Paolo Ormi, giudicato musicalmente incompetente, e talvolta anche qualche figurante presente tra il pubblico in studio.

Il concorso per il pubblico

Tagliando pubblicato su TV Sorrisi e Canzoni per il concorso Raffa: fotografatemi in TV (1978).

Il programma è abbinato a un concorso promosso da TV Sorrisi e Canzoni intitolato Raffa: fotografatemi in TV. Per partecipare, i telespettatori devono fotografare Raffaella direttamente dal teleschermo durante la messa in onda delle puntate e scrivere sul retro della fotografia il titolo e i primi due versi di una canzone scelta tra quelle del nuovo LP che desidererebbero trovare pubblicata anche su 45 giri. La fotografia deve essere spedita insieme a un tagliando pubblicato sul settimanale. Ogni settimana viene assegnato come premio un televisore a colori e, al termine del concorso, un corredo fotografico e 300 copie del nuovo LP di Raffaella.

Innovazioni tecniche

Tra le novità tecniche dello spettacolo vi è anche l’utilizzo della tecnica del Chroma Key, che consente di ambientare i balletti in scenari fantastici.

Controversie e contesto storico

Ancora prima della messa in onda, lo spettacolo suscita scalpore perché per la prima volta in un varietà della Rai vengono inseriti balletti ritenuti sexy e provocanti. In particolare, alcune fotografie di Raffaella vestita da suora con reggicalze fanno il giro del mondo e vengono pubblicate persino in prima pagina sul Daily Mirror. Le pesanti critiche portano all’intervento della censura e, durante il balletto dedicato ai Beatles, Raffaella appare in quel costume soltanto per pochi secondi e ripresa da lontano.

La trasmissione va inoltre in onda durante uno dei momenti più drammatici della storia italiana contemporanea. Il 16 marzo 1978, pochi giorni dopo l’inizio del programma, l’onorevole Aldo Moro viene rapito dalle Brigate Rosse. La vicenda si protrae per un periodo coincidente con quello delle puntate e contribuisce a creare un clima generale molto difficile per uno spettacolo di intrattenimento.

In un’intervista pubblicata su L’Espresso (N.39 del 1999), Raffaella Carrà ricordò il disagio provato in quei giorni e il suo tentativo con i dirigenti Rai di posporre o addirittura cancellare il varietà, senza riuscirci:

«Il giorno che rapirono Moro telefonai alla Rai e dissi: ‘Vi prego non mandate in onda il mio varietà’. E invece andò in onda lo stesso. Rapivano Moro e io cantavo ‘Com’è bello far l’amore da Trieste in giù’. Mi vergognai così tanto che non tornai più in Italia per molto tempo.»

Nella realtà il programma, del quale erano già state trasmesse le prime due puntate, viene comunque sospeso per due settimane. Sabato 25 marzo è sostituito da una puntata del quiz Scommettiamo? di Mike Bongiorno e sabato 1º aprile dal telefilm Un albero verso il cielo. La trasmissione riprende poi regolarmente sabato 8 aprile 1978.

Accoglienza e diffusione internazionale

Nonostante il clima difficile e un gradimento inferiore alle aspettative, il programma viene seguito in media da 23.600.000 telespettatori, classificandosi tra le trasmissioni più viste del 1978.

Lo spettacolo, realizzato con grandi mezzi e costi elevati, viene inoltre esportato in 36 nazioni, sfruttando la forte popolarità di Raffaella Carrà in Europa e in America Latina.