Ma che sera

Raffaella Carrà ritorna in televisione in Italia dopo circa tre anni di assenza, durante i quali ha viaggiato e lavorato in molti paesi europei ed extraeuropei.

Lo spettacolo è firmato dal regista e coreografo Gino Landi ed è studiato e preparato con la massima cura. L’impostazione è quella di un classico varietà in cui si alternano musica, balletti, comicità, satira politica e ospiti famosi.

Raffaella appare per la prima volta a colori anche nella telvisione Italiana. Per la prima volta sfoggia un caschetto corto e liscissimo con frangia che diventerà un segno distintivo della sua immagine.

La preparazione dello show dura circa tre mesi. Nello Studio Uno di Via Teulada (dal 15 novembre 2020 intitolato ad Antonello Falqui), 18 metri per 25 metri, spesso si lavora fino a mezzanotte.

Inizialmente è prevista la realizzazione di otto puntate, diventate poi sei. Lo spettacolo è trasmesso dal 4 marzo al 22 aprile 1978, ogni sabato alle 20:40, sulla prima rete.

I costumi sono del costumista Luca Sabatelli, passato da appena due anni a lavorare per la televisione, dopo oltre dieci anni di teatro e cinema. In Ma che sera veste per la prima volta , contribuendo a creare l’immagine estrosa e iconica, e continuerà a farlo per i più importanti spettacoli fino al 2013.

Per la realizzazione dei costumi Sabatelli ha due assistenti, Rosanna Andreoni e Giuseppe Grisolini, e due sartorie a disposizione, una interna alla Rai e una esterna specializzata in abiti teatrali e cinematografici, la The One.

Così dichiara a TV Sorrisi e Canzoni N.10 del 1978:

“Per me, la chiave del successo di Raffaella consiste nelle sue tre dimensioni: un viso da bambina, un busto da adolescente, un bacino e gambe da… bulletto di periferia. Raffaella si muove come un re del rock, dalla vita in giù; poi, dopo averti dato una carica elettrica a mille volt, ti sbatte in faccia quel visetto ingenuo, come per farsi perdonare la sua aggressività. Io mi sono divertito moltissimo a creare i costumi più incredibili sul suo corpo perfetto. Tieni presente che da anni vesto nel cinema donne come Ursula Andress, Monica Vitti e Laura Antonelli (in “Mogliamante”). Lei, quando ha addosso uno dei miei stravaganti costumi, si guarda allo specchio e dice: “Fantastica!”. Per prima, quindi, crede in se stessa, e il pubblico avverte questa sicurezza. Per me, in Italia, non ha rivali”.

La sigla iniziale, Tanti auguri, è girata all’interno del parco a tema Italia in miniatura di Rimini, diventando immediatamente un successo internazionale con la celebre strofa come è bello far l’amore da Trieste in giù.

La sigla finale è Amoa, uno dei pezzi del nuovo album Raffaella (1978). Il testo è di Gianni Boncompagni, autore anche delle musiche con Paolo Ormi. La realizzazione del videoclip viene affidata alla casa di produzione Cineteam con esperti del settore come Manfredo Manfredi e Aldo Raparelli. Luca Sabatelli crea per Raffaella un abito ricoperto di cristalli, costato un milione e mezzo e otto giorni di lavoro di ricamo.

Il programma è abbinato ad un concorso sponsorizzato da TV Sorrisi e Canzoni intitolato Raffa: fotografatemi in TV. Per partecipare, i telespettatori devono fotografare Raffaella dal teleschermo durante la messa in onda delle puntate e scrivere dietro alla foto il titolo e i primi due versi della canzone, scelta tra quelle del nuovo Lp Raffaella, che vorrebbero trovare anche su 45 giri. La foto va poi spedita insieme ad un tagliando pubblicato sul settimanale. Ogni settimana viene assegnato come premio un televisore a colori e, alla fine della gara, un corredo fotografico e 300 copie del nuovo Lp di Raffaella.

Tagliando pubblicato su TV Sorrisi e Canzoni per il concorso Raffa: fotografatemi in TV (1978).

Il programma viene inoltre ricordato anche per essere stato l’ultimo a vedere le apparizioni di Bice Valori, morta nel 1980 a causa di un tumore, ed Alighiero Noschese, suicidatosi nel dicembre dell’anno successivo. I due, assieme a Paolo Panelli e Giorgio Bracardi, animano gli spazi comici del programma: Noschese porta in scena le sue classiche imitazioni che lo hanno reso celebre e in ogni puntata realizzauna sorta di biografia satirica di un diverso personaggio politico, introdotta da un celebre giornalista televisivo impersonato sempre dall’imitatore; la coppia Panelli-Valori si esibisce con lo sketch di TeleFamily, parodia delle nascenti televisioni private in cui appare anche la loro figlia Alessandra; infine Giorgio Bracardi interpreta il suo personaggio Catenacci (già apparso nello show radiofonico Alto gradimento), un gerarca dell’era fascista che alla fine di ogni sketch bistratta la Carrà (definendola troppo magra), il maestro Paolo Ormi (bollandolo come musicalmente incompetente) e talvolta anche qualche figurante tra il pubblico in studio.

Il programma, nato sotto i migliori auspici e con l’Italia che si stava sollevando dal pesante clima di austerity degli anni precedenti (simbolico fu l’avvio ufficiale, dopo cinque anni di sperimentazioni, delle trasmissioni televisive a colori della Rai, avvenuto l’anno prima, con dieci anni di ritardo rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania), austerità di cui Raffaella aveva già fatto le spese con l’ultima edizione di Canzonissima nel 1974, va in onda proprio durante i giorni del tragico rapimento dell’onorevole Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e per questo motivo non riesce ad ottenere il successo di pubblico tanto sperato.

Questo fatto gravissimo e sconvolgente non fu sufficiente ad impedire la messa in onda del programma. La vicenda si prolungò per un periodo di tempo coincidente con quello delle puntate aggravando ulteriormente la situazione. In un’intervista a L’Espresso la Carrà dichiarò il suo tentativo con i dirigenti Rai di posporre o addirittura cancellare il varietà, senza riuscirci: Il giorno che rapirono Moro telefonai alla Rai e dissi “vi prego non mandate in onda il mio varietà”. E invece andò in onda lo stesso. Rapivano Moro e io cantavo “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù”. Mi vergognai così tanto che non tornai più in Italia per molto tempo. (da L’Espresso 39/1999

Nella realtà il programma, del quale erano già andate in onda le prime due puntate, venne comunque sospeso per due settimane. Sabato 25 marzo venne sostituito da una puntata del quiz “Scommettiamo?” di Mike Bongiorno e sabato 1 aprile dal telefilm “Un albero verso il cielo”, per poi riprendere il sabato successivo, 8 aprile 1978.

Nonostante il poco gradimento, la trasmissione viene seguita in media da ben 23.600.000 telespettatori, classificandosi tra le più viste del 1978. Inoltre, ilprogramma, realizzato con grandi mezzi e costi, è esportato in 36 nazioni, sfruttando la presa commerciale di Raffaella in Europa e in America Latina.

Ancora prima della messa in onda, lo spettacolo desta scalpore perchè per la prima volta in un varietà della Rai vengono inseriti balletti sexy e provocanti. In particolare, alcune foto di Raffaella vestita da suora in reggicalze fa il giro del mondo, venedno pubblicata addirittura sul Daily Mirror in prima pagina. Le pesanti critiche fanno scattare la censura e durante il balletto dedicato ai Beatles, Raffaella appare così solo per pochi secondi e ripresa da lontano.

Una novità del programma è rappresentata dall’utilizzo della tecnica Corma Key per ambientare i balletti in scenari fantastici.