
Periodo dal 3 marzo al 23 marzo 1976
Casa di produzione TVE
Rete TVE 1
Autore Enrique Martí Maqueda
Regia Enrique Martí Maqueda
Musiche Paolo Ormi
Scenografia J. Perez Munoz
Costumi Natividad Diaz Lopez
Coreografie Gino Landi
Sede Estudios Roma (Attuali studi di Telecinco, Madrid)
Paese Spagna (Madrid)
Numero di puntate 4
Video
Raffaella Carrà si presenta al pubblico spagnolo nella prima puntata de La hora de Raffaella Carrà, trasmessa alle 22:00 del 3 marzo 1976 su TVE1.
Il 3 marzo 1976 Raffaella Carrà debutta ufficialmente nella televisione spagnola come padrona di casa con un programma tutto suo: La hora de Raffaella Carrà. Si tratta di una serie speciale di quattro appuntamenti facenti parte del programma musicale genericamente intitolato La hora de…, che solitamente ospita ogni settimana un artista diverso. A Raffaella è riservato un trattamento d’eccezione, fino ad allora concesso soltanto a grandi nomi della musica spagnola come Raphael e Julio Iglesias: non una sola puntata ma ben quattro. Prima di lei nessuna donna, né spagnola né straniera, e nessun artista straniero ha mai avuto questa opportunità.

Il programma viene trasmesso il mercoledì sera alle 22:00 su TVE 1, il primo canale della televisione pubblica spagnola. Porta la firma di Enrique Martí Maqueda, che ne è sia autore che regista e che, proprio con questo progetto, debutta negli speciali musicali di TVE. È un passaggio epocale per il piccolo schermo iberico: La hora de Raffaella è tra i primi grandi varietà del prime time realizzati interamente a colori in Spagna, nonché il primo a essere affidato alla conduzione di un’artista straniera.


Alcuni scatti in sequenza durante la registrazione di Male (1976).
È un momento cruciale anche per la carriera di Raffaella che per la prima volta appare a colori sui teleschermi e per la prima volta mette alla prova il suo talento fuori dai confini italiani. Una vera e propria “prova del nove”, per capire se il travolgente successo conquistato in patria potesse replicarsi anche all’estero.
«Mi pare soltanto una tappa giusta per una persona decisa a provare esperienze nuove, che la possano arricchire e che la mettano in contatto con gente diversa. Oltretutto, le dirò, è un test: se in Italia tante persone mi hanno detto sì per parecchi anni, non so ancora che cosa possa rispondere la gente di un altro Paese.»
Domenica del Corriere – N.10 – 1976
Si tratta anche del primo programma in cui Raffaella è assoluta protagonista, un’opportunità che, fino a quel momento, non le era stata concessa nemmeno in Italia.
«Né io né nessun’altra donna abbiamo mai avuto dei programmi in esclusiva; come dire, portando da sole tutto il peso. Tanto meno in Italia ho mai realizzato un programma a colori.»
Pueblo – 3 marzo 1976
La hora de Raffaella Carrà si inserisce in un momento storico cruciale per la Spagna, un Paese pronto a voltare pagina dopo decenni di dittatura. Fino ad allora Raffaella aveva più volte rinviato l’idea di lavorare in Spagna, frenata dall’atmosfera opprimente del regime. Ma con il vento del cambiamento, a soli tre mesi dalla morte del dittatore Franco, sceglie finalmente di accettare la sfida.
«Sono convinta di aver fatto bene a venirmene in Spagna perché così ho avuto I’opportunità di vivere questo momento strano, “storico”, in cui dopo solo tre mesi che non c’è più una certa persona si respira un’aria diversa. Quand’era ancora in vita Franco avevo annullato questo mio impegno perché non mi andava di venire a Madrid con l’aria che tirava. Adesso, invece, è diverso.»
Domenica del Corriere – N.10 – 1976
Nel febbraio del 1976, Raffaella parte per la Spagna accompagnata dal suo corpo di ballo, dal coreografo Gino Landi e dal maestro Paolo Ormi. Resterà circa un mese, impegnata in intense sessioni di registrazione delle clip del programma.


In alto a sinistra, Raffaella in volo con Gino Landi verso Madrid. A sinistra, l’arrivo di Raffaella a Madrid. In basso, ancora una foto scattata all’arrivo in cui si riconoscono, da sinsitra, Gianni Boncompagni, il regista Enrique Martí Maqueda, l’allora direttore internazionale della CBS in Spagna José Luis Gil.
Le riprese vengono realizzate negli immensi Studi Roma, grandi studi cinematografici alle porte di Madrid, nel quartiere di Fuencarral, spesso utilizzati anche per produzioni televisive. Conosciuti come gli “studi a colori”, erano strutture affittate da TVE e dotate delle tecnologie necessarie per le nuove trasmissioni a colori. Oggi quegli spazi sono diventati la sede di Telecinco.

Foto scattata davanti agli Studi Roma di Madrid. Da destra Enzo Paolo Turchi, il regista Enrique Martí Maqueda, Gino Landi e Paolo Ormi.
Lo studio viene allestito con una scenografia semplice, metà bianca e metà azzurra. È la base ideale per sfruttare una tecnica allora all’avanguardia, il chroma key, che permette di arricchire le esibizioni musicali con sfondi virtuali, paesaggi o scenografie in post-produzione. Un tocco di magia che rende lo spettacolo ancora più sorprendente agli occhi del pubblico.

Ciascuna delle quattro puntate è dedicata a una nazione: Italia, Spagna, America Latina e Stati Uniti. In ogni episodio Raffaella canta, balla e accoglie ospiti provenienti da quel Paese, trasformandosi in perfetta padrona di casa internazionale.
Per l’Italia compaiono Fabio Testi, Gianni Nazzaro e Marcella Bella. La Spagna è rappresentata da Lolita, Las Grecas, Manolo Sanlúcar. Dagli Stati Uniti arrivano David Essex e Andy Williams. L’America Latina porta in scena Roberto Carlos, Jorge Cafrune e Cuco Sánchez.

Raffaellla Carrà con alcuni ospiti del programma.
La collocazione in palinsesto, subito dopo le partite della Liga spagnola, garantisce al programma un traino di pubblico eccezionale, contribuendo al suo successo.
Ma tanta visibilità non passa inosservata nel panorama artistico locale. Raffaella è la prima artista straniera e la prima donna in assoluto a ottenere ben quattro puntate, un privilegio che suscita malumori e perplessità tra molti colleghi spagnoli.
La notizia scatena una vera e propria mobilitazione: circa 5.000 cantanti e artisti, guidati da Alberto Bourbon, inviano una lettera al re Juan Carlos I per chiedere protezione contro quella che considerano un’eccessiva presenza di interpreti stranieri nei programmi della televisione pubblica. La protesta denuncia che TVE e le emittenti radiofoniche concedono troppo spazio agli artisti internazionali, a discapito di quelli locali, nonostante un decreto del 1968 imponesse che il 75% della musica trasmessa fosse nazionale.
Gli artisti accusano l’emittente di violare quella norma e minacciano di chiedere risarcimenti per i danni subiti. La mobilitazione raccoglie oltre 22.000 adesioni da parte di professionisti dello spettacolo, pronti a sostenere azioni collettive. Nel mirino soprattutto la scelta di affidare a Raffaella Carrà la conduzione di quattro spettacoli, letta come un segnale di privilegio verso un’artista straniera e come una mancanza di rispetto nei confronti dei cantanti spagnoli, ritenuti in grado di offrire performance di pari – se non superiore – livello.

Articolo tratto dal settimanale spagnolo Pronto del 1976.
Non da meno è il malcontento delle “folclóricas”, le grandi interpreti della tradizione spagnola molto amate dal pubblico che, attraverso la colpa e il flamenco, raccontano storie di amori travagliati, passioni laceranti e destini segnati. Un mondo lontanissimo da ciò che Raffaella incarna con il suo pop internazionale leggero e dirompente. Le sue canzoni non parlano di gelosie e dolori ma di festa, libertà e desiderio. La sua immagine rompe i codici visivi consueti, con abiti moderni, capelli biondi, un copro che si muove libero dalla rigidità di ruoli femminili imposti. Per molte di loro, Raffaella rappresenta una frattura drastica con la tradizione e la concessione di quattro speciali ad una straniera, a loro ancora negata, è la goccia che fa traboccare il vaso.
Unica eccezione è Lola Flores, figura amatissima e influente nel panorama artistico spagnolo che, dopo aver visto Raffaella esibirsi, ne coglie immediatamente l’unicità e le telefona per sostenerla. Alcune fonti ricordano che, grazie al suo prestigio, Lola Flores “apaciguó los ánimos” nei confronti della Carrà, contribuendo a stemperare le tensioni e ad aprire la strada ad un’accoglienza più calorosa.
I quattro appuntamenti con Raffaella riscuotono un successo incredibile e si rivelano i più apprezzati da pubblico e critica tra tutti gli speciali del contenitore, sia realizzati da artisti stranieri che da artisti locali del calibro di Raphael, Massiel e Julio Iglesias. La critica elogia sia il lavoro svolto dal regista, alla sua prima esperienza con uno spettacolo musicale di tale portata, sia il grande talento di Raffaella, che non trovava eguali nel panorama nazionale. Già dopo la messa in onda del primo speciale è chiaro a tutti che Raffaella era un’assoluta novità e il suo talento immenso non lascia dubbi.

Trafiletto tratto dal settimanale iberico Lecturas del 1976.
Nel 1978 i quattro speciali vengono acquistati da TV Jugoslava e TV Cubana, segno della risonanza internazionale che il programma ha saputo conquistare.