Sono arrivata in Spagna con un pacco di amuleti

Rivista Domenica del Corriere

Numero 10

Data 4 marzo 1976

Paese Italia

Raffaella Carrà sta registrando negli studi cinematografici di Madrid le quattro puntate dello spettacolo televisivo di cui sarà la mattatrice.

La più popolare showgirl italiana ha preferito lavorare all’estero perché, dopo «Canzonissima» e «Milleluci» del ’74, non voleva che la sua immagine inflazionasse la piazza. E ha affrontato questa trasferta con lo spirito di una giocatrice che, abituata da tempo al successo, si diverte a rimettere tutto in palio: per evitare brutte sorprese, ricorre a tutto il suo ricco bagaglio di ragazza «superstiziosa come una gitana». Per ora ha già vinto la battaglia della popolarità, prima ancora che venga trasmessa una sola puntata del programma.

Madrid, febbraio.

Gli studi sono faraonici. Sembra di essere a Cinecittà, anche perché la scritta posta sopra l’ingresso dice: «Studi Roma». Invece siamo in Spagna, alle porte di Madrid, dove, sulla «carretera» che porta a Burgos, sorgono questi studi cinematografici talvolta usati anche per riprese televisive. Un po’ come da noi si fa con i teatri, come il «Delle Vittorie», per i grossi spettacoli del sabato sera. La protagonista, la vedette, colei che si trova al centro del gigantesco studio, per metà azzurro e per metà bianco, è proprio lei, l’ex regina di «Canzonissima»: Raffaella Carrà.

Raffaella, infatti, come vi avevamo anticipato sul numero 7 della «Domenica», sta registrando per la televisione spagnola uno spettacolo a colori in quattro puntate che si intitolerà «La hora de…». Insomma: «L’ora di Raffaella». Solamente così ormai chiamano in Spagna la Carrà, che si è già conquistata una grande popolarità, tanto che uno dei settimanali più diffusi le ha dedicato la copertina e la gente la riconosce dovunque vada. Lo abbiamo constatato noi stessi, recandoci una sera a cenare con lei a «Casa Botin», uno dei ristoranti più antichi di Madrid, a un passo dalla bellissima Plaza Mayor. Per la strada l’ha riconosciuta una vecchia fioraia, che le ha voluto offrire dei garofani in segno di ammirazione. Al ristorante, i camerieri hanno insistito per festeggiarla brindando insieme con un buon bicchiere di porto. Raffaella è partita decisa a conquistare la Spagna e sembra davvero che ci stia riuscendo. Lo sapremo di sicuro quando andrà in onda lo spettacolo dove balla, canta, recita e presenta gli ospiti. Per il momento, a giudicare dalle accoglienze che hanno accompagnato il suo arrivo e il soggiorno madrileno, sembra che sia sulla strada giusta: inviti a concerti, a teatro, nei locali dove si canta e si balla il flamenco; ma soprattutto è un buon segno la simpatia che ha saputo attirarsi negli «Studi Roma», dove ha passato gran parte delle sue giornate spagnole, lavorando instancabilmente dalle otto del mattino alle nove di sera.

Circondata dalla sua troupe italiana, che è guidata dal coreografo Gino Landi e dal primo ballerino Enzo Paolo Turchi, Raffaella ha trovato molti amici, a partire dal regista, lo spagnolo Enrique Martì Maqueda, per arrivare all’ultimo degli elettricisti o all’uomo della «claqueta», ovvero del «ciak».

Gli spagnoli, dunque, sono rimasti affascinati dalla verve e dalla capacità di comunicare della nostra primadonna della televisione.

Raffaella, è contenta di questa accoglienza?

«Dire sì, moltissimo, potrebbe sembrare banale. D’ altra parte, non trovo altre parole. Lavoro tra gente più che cordiale, in uno studio, come ha potuto vedere, per metà televisivo e per metà cinematografico. E già dire “cinema” significa essere coccolata molto di più che non in televisione. In televisione passi e vai… certo, mi trovo bene anche a Roma, dove mi conoscono tutti. Qui pensavo fosse diverso, perché è la prima volta che lavoro in Spagna. Credevo di trovare almeno all’inizio,  qualche difficoltà: invece fin dal primo giorno ho trovato amici straordinari. Gioco, scherzo con loro come se li conoscessi da sempre. Oggi, ad esempio, quando facevo un po’ la cretina e dicevo che tutte quelle corbeille di fiori, che avevano portato nello studio per offrirmele durante la sigla di apertura, mi sembravano più adatte per un funerale e mancava soltanto la cassa da morto, avevano tutti le lacrime agli occhi dal gran ridere…»

E l’accoglienza del pubblico, com’è stata?

«Guardi, vorrei raccontarle un episodio che mi riguarda e che ho scoperto, per caso, stando una sera davanti al televisore. C’era uno speaker che andava in giro ad intervistare la gente. Ad un tratto ferma una ragazzina, una bambina di nove o dieci anni, e le chiede: “Fra tutte le artiste straniere che conosci, qual è che ti piacerebbe essere?” Sa che cosa ha risposto? Raffaella Carrà! Ma la cosa ancor più curiosa è venuta dopo, quando lo stesso intervistatore le ha chiesto di scegliere fra le artiste spagnole. Sì, perché la bimba ha risposto che ne aveva in mente una, ma non ne ricordava il nome… Ebbene, a me sembra il massimo! E, giuro, quella bambina non l’ avevo mai incontrata né era stata pagata da me…»

Gemellaggio Romagna -Spagna

Poco fa, Raffaella, mi diceva dell’affinità di carattere che ha trovato con gli spagnoli. Lei proviene da una famiglia romagnola: forse c’è una certa affinità tra lo spirito romagnolo e quello spagnolo?

«Può essere: in Romagna, più che cantare si balla. E molto. Voglio dire: se stai con gli amici ed a un certo punto senti una musica che ti piace, tutti si mettono a ballare. Qui, invece, si muovono in un altro modo: battono le mani oppure cantano il flamenco. Però sono sempre in eccitazione, come noi romagnoli. ln Spagna, a volte, mi sembra di trovarmi al mio paese.»

Parliamo adesso dello spettacolo che sta preparando. Uno spettacolo che sembra avere tutte le carte in regola per diventare un grosso show. In quattro puntate…

«Sì, sono quattro puntate e per la Spagna ciò significa molto. Pensi che solamente i grossi cantanti spagnoli che vanno per la maggiore, come Iglesias e Raphael, hanno avuto a loro disposizione quattro spettacoli. Nessuna donna, meno che mai straniera, ha mai avuto così tanto spazio. ln effetti si tratta di quattro spettacoli senza un copione ben preciso, dove si va un po’ «all’impronta». Ciascuno di essi è dedicato ad una nazione: all’Italia, alla Spagna, all’America Latina e agli Stati Uniti. E così, in ogni puntata, faccio gli onori di casa agli ospiti di questi Paesi. Per l’Italia verranno Fabio Testi, Gianni Nazzaro, Marcella e, forse, Claudio Baglioni. Per la Spagna, Lolita, Iglesias ed altri ancora. Per gli Stati Uniti David Essex e Andy Williams. Per l’America Latina, infine, Roberto Carlos e George Cafrune.»

Non si cura delle «tonterie»

E gli onori di casa, come li fa? In spagnolo?

«Sì, ci tento… Siccome, poi, come le dicevo, improvvisiamo molto, non mi preoccupo molto delle “tonterie”, come le chiamano qui, che posso dire…»

Però sa farsi capire…

«Sì, certo. Quello che mi fa venire il nervoso è che mi mancano i verbi. Quando io comincio a dire: “Se potessi andare…” Ebbene, allora è la volta che mi fermo. I condizionali e i congiuntivi per me sono un inferno e cosi finisce che uso sempre l’infinito o il presente.»

Ed ora vorrei chiederle: come mai…

«Come mai mi è capitata in testa questa tegola? …»

Sì…

«Beh, precisiamolo subito: è una tegola meravigliosa. Perché l’aria che sento qui a Madrid è un’aria di bonaccia. Spero di riuscire nel mio intento: non sono venuta qui come rappresentante “ufficiale” dell’Italia, però ho cercato di portare un tipo d’Italia fresca, giovane, come si muove adesso, senza il mandolino o il tamburello in mano.»

Capisco. Lei però non ha risposto alla domanda. Mi spiego meglio: dietro a questa sua partecipazione c’è anche una sua scelta particolare? Magari il desiderio di «sfondare» all’estero dopo aver già riscosso in Italia il successo che tutti sanno?

«Non essenzialmente. Mi pare soltanto una tappa giusta per una persona decisa a provare esperienze nuove, che la possano arricchire e che la mettano in contatto con gente diversa. Oltretutto, le dirò, è un test: se in Italia tante persone mi hanno detto sì per parecchi anni, non so ancora che cosa possa rispondere la gente di un altro Paese.»

Gioca alla prova del nove

Vuol dire che è un po’ la «prova del nove» con se stessa?

«Chiamiamola una verifica.»

Ma non è pericolosa?

«Sì, ma proprio per questo mi diverte. A me piace rischiare, altrimenti la vita sarebbe noiosissima. lo non gioco alla roulette, non gioco a poker. Per lo meno, gioco con me stessa. Così, in fondo, la responsabile rimango sempre io. Voglio dire: tra il non vivere e il vivere con rischio non ho il dubbio della scelta. Sì, certo: potrei rimanere in Italia e fare i miei spettacoli, le serate, il teatro, ma… sono convinta di aver fatto bene a venirmene in Spagna perché così ho avuto I’opportunità di vivere questo momento strano, “storico”, in cui dopo solo tre mesi che non c’è più una certa persona si respira un’aria diversa. Quand’era ancora in vita Franco avevo annullato questo mio impegno perché non mi andava di venire a Madrid con l’aria che tirava. Adesso, invece, è diverso. Me ne sono accorta andando la sera a teatro. Ho visto delle cose bellissime: una sera, andando a teatro, ho assistito ad una rappresentazione di “Equus”, il dramma di Peter Shaffer che sta facendo furore nel mondo. Ebbene, devo dire che non ho mai visto degli attori recitare con una libertà di espressione che raramente ho potuto notare anche in altri Paesi. Sì, certo, ancor oggi ci sono tensioni violente. Però la Spagna in questo momento mi ha dato l’aria di essere un Paese dove la gente è consapevole che il “cambio” che l’aspetta debba avvenire il più tranquillamente possibile.»

Momento storico per la Spagna. E, quindi, «momento storico» anche per Raffaella Carrà…

«Beh, adesso non esageriamo: tra me e il Signor Juan Carlos di Borbone c’è una notevole differenza… Una differenza, direi, incolmabile.»

Torniamo al suo show. Quali previsioni si sente di fare?

«Non faccio mai previsioni, per scaramanzia. Sì, sono estremamente superstiziosa, quasi in maniera antieducativa. Sono come i gitani: ho amuleti, faccio scongiuri, tocco persone, ferro, legno. Ho però la speranza che tutto vada bene. Posso dire solo questo: in precedenza ho fatto una sola apparizione alla TV spagnola come ospite di uno spettacolo e ho cantato una mia canzone. Ho avuto successo e mi hanno invitata di nuovo. Credo proprio che l’idea di questo spettacolo che mi hanno affidato sia venuta dalla reazione del pubblico. Non me l’hanno mai detto, ma anche qui ci deve essere un indice di gradimento per misurare la popolarità di un personaggio. Praticamente è successo in Spagna quello che mi capitò in Italia quando sono apparsa in TV in “Io, Agata e tu”. Allora avevo a mia disposizione solo tre minuti. Pochi mesi dopo mi avevano affidato “Canzonissima”. Tutto questo mi dà una certa tranquillità, però allo stesso tempo non mi illudo: la Spagna è un Paese che non conosco e non vorrei suscitare polemiche.»

Ci sono anche i contestatori

Polemiche?

«Si. Anche qui, come in tutti i Paesi del mondo, la stampa è sempre in polemica con i programmi televisivi. Non vorrei che mi attaccassero perché sono la prima straniera e la prima donna alla quale è stato concesso uno spettacolo in quattro puntate. Certo: se i dirigenti della TVE, la televisione spagnola, si sono messi in questa condizione, un motivo ben ci sarà. A me, però, non l’hanno detto.»

Televisioni straniere, dischi venduti in Francia, Germania e Spagna. E in Italia, invece? Tornerà a fare qualcosa per la TV?

«Credo sia ancora presto per rispondere a questa domanda. Ho saltato un’intera stagione volutamente. Per tutto il ’75 me ne sono stata buona buona: ho soltanto lavorato alla radio, in “Gran Varietà”. D’altronde, nel ’74 avevo fatto addirittura due programmi: “Milleluci” e “Canzonissima”. Così mi sono detta: “Basta, hai invaso troppo la piazza: l’hai addirittura piastrellata di immagini!” E mi sono tirata in disparte. Tuttavia non è detto che quest’anno non torni a fare qualche cosa per la nostra televisione. Però ci vuole l’idea. E, possibilmente, deve essere quella buona.»

Testo Daniel Jarach

Foto E. Fusar