
Rivista TV Sorrisi e Canzoni
Numero 24
Data 17 giugno 1979
Paese Italia
«Evidentemente», ha detto Raffaella Carrà al suo ritorno da un viaggio nell’Unione Sovietica, «la musica italiana non ha frontiere: ho ottenuto lo stesso successo, la stessa incredibile accoglienza sia in Argentina che in Russia.»
Raffaella è ormai diventata una superstar in tutti i continenti: nell’America Latina ha battuto ogni record di vendita discografica. A Rosario e a Buenos Aires il suo spettacolo ha riempito stadi da 80 mila spettatori bruciando il record di incasso di partite come Argentina-Messico durante il Mundial!.
Solamente in Argentina il suo album ha venduto 765 mila copie, una cifra quasi inconcepibile per quel mercato discografico.
Il nuovo LP di Raffaella, “Applauso”, è stato inciso in cinque lingue diverse e verrà distribuito in diciotto nazioni. Essere presenti in così tanti mercati comporta tutta una serie di spostamenti continui, cambi di fuso orari, di lingue, di abitudini, di alberghi.
«Nessuno può immaginare cosa significhi mantenere il successo in diciotto Paesi diversi», ha detto Raffaella. “Anche se io vi raccontassi la mia vita da zingara non potreste mai capire cosa vuol dire prendere due o tre aerei al giorno, passare ore e ore negli aeroporti più strani, incontrare sempre nuove persone che parlano lingue sempre più strane, e poi alberghi nuovi, macchine nere che ti portano da un aeroporto all’altro, da uno studio televisivo a uno stadio, a una conferenza stampa, quando sei appena arrivata, senza aver dormito, senza sapere neppure dove sei, da uno studio radiofonico a un cocktail in un albergo, poi di nuovo un palcoscenico con riflettori puntati negli occhi, e ancora in uno studio di registrazione per cantare una versione in una lingua sempre più difficile.»
«E devi essere sempre gentile con tutti, anche quando non hai dormito per due giorni, devi mangiare i cibi più misteriosi, anche quando non ti va, e poi ancora macchine nere, dogane, passaporto, aerei, hostess, ecc. ecc. Ma la musica, una canzone, uno spettacolo sono sempre i biglietti da visita più popolari di una nazione: purtroppo anche le espressioni culturali più nobili e più qualificate, come il teatro, la letteratura o la poesia rimangono ineluttabilmente un fatto di élite, una “cosa per pochi”. Al contrario, la musica “leggera”, con i suoi annessi e connessi, arriva in profondità, viene percepita e “consumata” da tutti indistintamente e spesso l’immagine di una nazione, di un popolo, è identificata con la sua musica e con le sue canzoni.»
«E un dato di fatto inconfutabile. Prima dei Beatles, l’Inghilterra aveva l’immagine di una nazione tetra, seriosa, piena di nebbia e smog: Londra era meta di anziani insegnanti di inglese o di neozelandesi o australiani in cerca delle loro “radici”. Musicalmente l’Inghilterra era zero. Con i Beatles e le loro canzoni , il loro mondo, l’Inghilterra divenne di gran moda. Londra diventò la “Swinging London”, e i turisti di tutto il mondo si riversarono in massa a King’s road, a Carnaby Street a comprare i vestiti di Biba o di Mary Quant: dietro le canzoni dei Beatles, fatti bronetti dalla regina, l’Inghilterra vendeva in tutto il mondo i suoi prodotti, profumi, vestiti, film, dischi.
«La musica è portabandiera di una nazione e la musica italiana oggi nel mondo è tra le più richieste. Ne so qualcosa io che giro il mondo. Ma nessuno, dico nessuno, può immaginare cosa vuol dire cantare canzoni italiane in uno stadio, in un Paese lontano, davanti a 80.000 persone che ti battono le mani.»
Testo e foto Gianni Boncompagni