Domenica in

Interviste

Gino Nebiolo e la guerra in Libano

15 febbraio 1987

Durante la diciannovesima puntata della sua Domenica in, Raffaella Carrà decide di parlare di guerra. Ma lo fa a modo suo: mettendo al centro le persone, con uno sguardo umano e profondo sugli orrori che le guerre generano. Invita in studio il giornalista Rai Gino Nebiolo, inviato in Libano, e gli chiede di raccontare la guerra non con numeri e fatti politici, ma con volti, storie, emozioni. Di parlare di dolore e perdono, non di odio. Nebiolo porta due giovani testimoni dal Libano devastato dalla guerra civile: Therese, una ragazza cristiana, sopravvissuta a un attacco che ha ucciso madre e nonna. Fuggita con il padre e i cinque fratelli, si rifugia per 40 giorni nei boschi. Dopo la morte del padre, guida da sola i fratelli per altri 20 giorni, finché una famiglia drusa li salva. Mohammed, un ragazzo musulmano sciita, crede nella convivenza tra fedi diverse e si presenta per chiedere perdono a nome del suo popolo. Davanti a milioni di italiani, i due ragazzi si stringono la mano e si baciano sulla guancia, in segno di pace e riconciliazione. Un gesto semplice ma dal valore immenso. Un momento televisivo di rara intensità. All’epoca, come oggi, la guerra era dappertutto: telegiornali, rotocalchi, immagini in continuo flusso. Ma la saturazione mediatica può anestetizzare, diminuire la sensibilità. C’è il rischio che il dolore diventi rumore di fondo, che la violenza perda peso, che le immagini non tocchino più generando indifferenza. Quel segmento di Domenica in fu un tentativo concreto di reagire a tutto questo. Raffaella Carrà scelse la televisione come strumento di empatia per dare voce alle persone e alle loro storie, al perdono, alla tenerezza, alla speranza nel futuro. Una scelta editoriale diversa, forte ma delicata e oggi più che mai necessaria. Oggi, a distanza di decenni, questo filmato torna alla luce mentre il mondo brucia ancora di guerre e confini. Un documento storico che è un richiamo alla coscienza collettiva, un invito a non smettere di sentire, di capire, di scegliere la pace.