Sanremo 2001

51° Festival della Canzone Italiana

Il cinquantunesimo Festival di Sanremo si svolge al Teatro Ariston dal 26 febbraio al 3 marzo 2001, con una giornata di sospensione il 28 febbraio, quando il Festival non va in onda per lasciare spazio alla partita amichevole Italia–Argentina.

Manifesto ufficiale della 51° edizione del Festival di Sanremo (2001).

La conduzione è affidata a Raffaella Carrà, terza donna nella storia del Festival a ricoprire il ruolo di presentatrice principale (dopo Maria Giovanna Elmi nel 1978 e Loretta Goggi nel 1986).

Intervistata dal settimanale Chi, Raffaella commenta il suo arrivo alla conduzione del Festival di Sanremo dopo tanti anni di carriera:

– Pensa che se si fosse chiamata Raffaello, alla conduzione del Festival di Sanremo, la più prestigiosa manifestazione d’Italia, sarebbe arrivata prima?

«No, perchè è stata colpa mia, se ho accettato di andarci solo quest’anno. Mi era già stato proposto in passato, ed è dipeso da me, dai miei dubbi, se ho rimandato ogni volta. Dicevo: ne riparliamo. Non mi sembrava che Sanremo fosse congeniale al personaggio che mi ero ritagliata. Cantavo, ballavo, presentavo, ero quella che si definisce una showgirl. Che cosa avrei potuto dare sul palcoscenico dell’Ariston, dove avrei dovuto per forza limitarmi a introdurre canzoni e cantanti? Ora è diverso, il pubblico si è abituato a me in un ruolo differente. L’ha apprezzato questo ruolo, me lo riconosce, quindi è il momento giusto di buttarsi in quell’arena.»

Chi – N.8 del 21 febbraio 2001

Alcune foto tratte dalla conferenza stampa del 25 febbraio 2001.

Nei progetti originali della Rai, Raffaella avrebbe dovuto co-condurre il Festival con Fiorello, il quale nel dicembre 2000 rinuncia all’incarico, nonostante la sua presenza fosse già stata ufficializzata. Fiorello partecipa comunque come ospite nel corso della terza serata.

Ad affiancare Raffaella ci sono la modella australiana Megan Gale, il comico Massimo Ceccherini ed Enrico Papi, inviato speciale e co-conduttore, insieme a Raffaella, del Dopofestival. Gli interventi comici delle cinque serate sono curati da Piero Chiambretti, che intrattiene il pubblico con una parodia del Festival di Napoli, messa in scena da un palchetto allestito su un balconcino del Teatro Ariston. Per questa iniziativa ironica ideata da Chiambretti si prestano alcuni cantanti napoletani: Mario Trevi e Mario Da Vinci, reduci dei Festival di Napoli degli anni Sessanta e Settanta, insieme ad Antonello Rondi e Lello Di Domenico.

La direzione artistica è curata da Mario Maffucci, la regia da Sergio Japino, la scenografia da Mario Catalano e la direzione musicale dal maestro Gianfranco Lombardi.

Gli abiti indossati da Raffaella sono dello stilista Gai Mattiolo che seleziona per le cinque serate del Festival alcuni eleganti pezzi dalla collezione autunno-inverno del 2001.

Per il Dopofestival sono scelte alcune giacche sempre della collezione di quell’anno: moderne, luminose e perfette per un contesto meno formale.

Due giacche di Gai Mattiolo indossate da Raffaella Carrà durante il Dopofestival.

Novità di questa edizione

Questa edizione introduce alcune novità significative nella struttura della rassegna: in particolare, l’introduzione di una terza giuria e un cambiamento nel meccanismo di votazione.

Oltre alla Giuria di Qualità (composta da dieci esperti italiani e internazionali del settore della musica e dello spettacolo) e alla Giuria Demoscopica Popolare (composta da un campione rappresentativo della popolazione italiana, selezionato da una società demoscopica), viene istituita una terza giuria, la Giuria Demoscopica rappresentativa dei consumatori di dischi, interpellata telefonicamente.

Le classifiche finali delle due sezioni in gara sono determinate dalla somma dei voti espressi dalle tre giurie, con un peso in misura pari ad un terzo ciascuna.

Un’altra novità importante: quello di Raffaella è il primo Festival ad andare in diretta in tutto il mondo attraverso Rai International, grazie all’utilizzo del satellite. Durante il Dopofestival, infatti, Raffaella si collega con gruppi d’ascolto dislocati in diverse parti del mondo: da Johannesburg a Toronto, San Paolo e Buenos Aires.

Commissioni e selezione artisti

La Commissione Artistica, composta da Michele Centonze, Pino Donaggio, Michele Dall’Ongaro e, in rappresentanza dell’organizzazione del Festival, da Sandra Bemporad e Mario Pezzolla, seleziona i sedici partecipanti alla Sezione Giovani e i sedici artisti in gara nella sezione Campioni.

L’organizzazione si avvale inoltre della collaborazione di un Direttore Artistico e di un Comitato di controllo composto da cinque membri.

Programma delle serate

Il Festival si articola in cinque serate.

  • Prima serata: esibizione dei 16 Campioni, senza votazione. Ospiti internazionali Faith Hill e Ronan Keating. Ospiti italiani Mike Bongiorno e Laura Pausini.
  • Seconda serata: esibizione di 8 Campioni e 8 Giovani, valutati da Giuria di Qualità e Giuria Demoscopica dei consumatori di dischi. Ospiti internazionali Russell Crowe e Eminem e i D12. A fine serata vengono rese note le quattro graduatorie provvisorie e parziali.
  • Terza serata: stesso meccanismo della seconda, applicato ai rimanenti 8 Campioni e 8 Giovani. Ospiti internazionali Westfile e Anastacia. Ospiti italiani Pino Daniele e Fiorello. A fine serata vengono rese note le graduatorie generali (Giovani e Campioni) espresse dalla Giuria di qualità e quelle espresse dalla Giuria dei consumatori di musica.
  • Quarta serata: finale dei 16 Giovani (ultima esibizione), con voto anche della Giuria popolare. Viene resa nota la classifica finale e il vincitore. Ospiti internazionali Placebo e Moby. Ospiti italiani Stefano Bettarini e Piero Pelù.
  • Quinta serata (finalissima): ultima esibizione dei 16 Campioni, votati dalla Giuria popolare. Vengono annunciati classifica finale e vincitore. Premiazione anche degli autori della canzone prima classificata. Assegnazione premi speciali della Giuria di qualità (miglior testo, miglior musica, miglior arrangiamento). Ospite internazionale Ricky Martin. Altri ospiti Antonio Banderas, Enya, Sandro Ciotti (interpellato dalla platea).

La 51ª edizione del Festival ha il tradizionale prologo nella manifestazione Sanremo si nasce, andata in onda il 6 dicembre 2000 su RaiUno.

Sigla

La sigla di apertura è È la mia musica, cantata e scritta per l’occasione proprio da Raffaella Carrà. Il videoclip della sigla è realizzato con le immagini della passerella degli artisti in gara sul red carpet, girate il 25 febbraio (la sera precedente alla prima puntata), dalle 21 alle 24.

Scenografia

La scenografia del Festival, curata da Mario Catalano, è concepita come un impianto fortemente architettonico, dominato dal colore bianco e costruito su una rigorosa simmetria. Si rinuncia alla tradizionale scalinata frontale del Festival per proporre uno spazio più aperto e contemporaneo, in cui musica, artisti e conduzione trovano una collocazione equilibrata all’interno di un impianto visivo essenziale ma di forte impatto. Il fulcro visivo della scena è una grande struttura centrale a forma di V, progettata come un vero e proprio sipario meccanico: un elemento mobile che, aprendosi, permette l’ingresso in scena degli artisti, degli ospiti e della stessa Raffaella Carrà. Al di sopra del sipario meccanico, su un fondo nero, campeggia la scritta SANREMO 2001 in stampatello, realizzata attraverso una sequenza di punti luce.

Ai lati della struttura a V sono collocate due scalinate simmetriche che si aprono alla base in una scalinata circolare a tre gradini che conduce al palcoscenico, incorniciando l’area centrale destinata alla conduzione e alle esibizioni degli artisti.

L’orchestra è distribuita su due pedane laterali sopraelevate e a più livelli, poste ai lati delle scalinate, e ai lati del palcoscenico, abbracciando il centro della scena lasciato ampio e libero. Questa soluzione garantisce una piena visibilità dell’orchestra senza sottrarre spazio all’azione scenica.

Ai piedi del palcoscenico è inoltre presente una rappresentazione del panorama costiero di Sanremo in notturna, elemento scenografico che richiama idealmente la città e il suo rapporto con il Festival.

L’illuminazione enfatizza le geometrie e i volumi dell’impianto, contribuendo a un’atmosfera elegante, solenne e coerente con l’impostazione complessiva dello spettacolo.

Dopofestival

Raffaella Carrà ed Enrico Papi durante la prima serata del Dopofestival.

Il Dopofestival di questa edizione prende il titolo Dopo il festival tutti da me e viene condotto da Enrico Papi con Raffaella Carrà. V in diretta dal Teatro del Casinò Municipale di Sanremo il 26, 27 febbraio, l’1 e il 2 marzo alle 23.30. La regia è di Sergio Japino e Cristiano D’Alisera.

In ciascuna delle quattro serate è previsto un collegamento — realizzato in collaborazione con Rai International — con le comunità italiane all’estero: 26 febbraio Toronto, 27 febbraio Buenos Aires, 1 marzo New York e 2 marzo Johannesburg.

Prima conferenza stampa

Raffaella Carrà in occasione della conferenza stampa del 31 gennaio 2001.

Il 31 gennaio 2001 si tiene la prima conferenza stampa. Tra i nomi degli ospiti circolano inizialmente Bill Clinton, Sylvester Stallone, Mariagrazia Cucinotta e Francesca Neri. Raffaella però non si sbilancia e non fornisce molti dettagli, limitandosi a dire che “Il bello sarà scoprire le sorprese giorno dopo giorno”.

Raffaella dichiara anche: “Il mio Sanremo è una festa lontana dalla liturgia. Mi sono immersa in ogni dettaglio della rassegna ma non ditemi che sono una dittatrice. Mi circondo di poche persone, ma con loro dialogo e decisioni sono più che democratici”.

Tra i “no” si registra quello di Sophia Loren. Alla stampa Raffaella confessa:

«Lei ha detto di no, ma io non le ho parlato. Mi piacerebbe un contatto per capire la ragione di questa scelta.»

La Stampa – 1 febbraio 2001

Durante la prima conferenza stampa Raffaella dichiara di non aver ancora scelto i suoi partner: “Non li ho ancora scelti, l’importante è avere qualcuno che mi dia la sua energia”.

Intervistata per la rivista Chi, Raffaella dichiara:

«Voglio creare un’atmosfera allegra, una “fiesta”. Voglio comunicare gioia e allegria voglio dare sprint, ritmo. Dovrò vedermela con tanti big, tanti interpreti che si giocano in pochi minuti un pò di popolarità, un pò di carriera. Spero di caricarli nel modo giusto, di trasmettere energia positiva. Potrò piacere, o essere criticata, questo è normale, ma tirerò fuori tutto il mio entusiasmo. Quanto al resto, non mi chieda niente, non saprei che cosa rispondere. Chi viene? chi no? Semplice: non lo so, ed è la verità, la scena cambia continuamente.»

Chi – N.8 del 21 febbraio 2001

Lo staff di Raffaella si compone di un assistente per l’italiano, uno per lo spagnolo, una segretaria, un ufficio stampa, un truccatore, un parrucchiere, un costumista, due sarte, due assistenti speciali per i testi del programma. A partire dalla serata precedente all’esordio del Festival, Raffaella cena in hotel per non distrarsi e, come sua consuetudine, salta il pranzo. Alla stampa tornerà a mostrarsi solo il mercoledì, dopo le prime due puntate, perché “la sera si finisce tardi e io ho bisogno di concentrarmi”.

“Anche per capire se ci sarà voglia per me di tornare su questo palco” Raffaella preferisce aspettare i fatti, cioè il trascorrere delle cinque serate. “Però ho capito una cosa: questo palco è magico, ecco perché i miei colleghi vogliono tornarci”. Tra questi, a suo avviso, c’è anche Pippo Baudo, che non le ha risparmiato qualche critica in quei giorni. Per lui, Raffaella confeziona una elegante frecciata: “Auguro a Pippo di tornare al Festival al più presto. Mi sembra sia questo ciò che gli manca. Potrà tornare come presentatore oppure come cantante. Decida lui”. Megan Gale, invece, da Raffaella viene promossa a pieni voti: ”E’ bellissima, ma non sottolinea la sua fisicità. E’ una compagnona, vedrete, non sarà una presenza muta. Le farò presentare uno o due artisti, e sera dopo sera migliorerà”. Raffaella anticipa anche che canterà la sigla “ma non diventerà un disco”. E a chi sui giornali l’ha definita una nonna, manda a dire: “Può darsi che ne abbia l’età, ma almeno sono una nonna viva”.

La prima serata

«Caro Festival,
oggi compi 51 anni.
Cerchiamo di diventare amici ora che anche tu hai superato la cinquantina.
Vedo però che, insomma, anche molti di voi seduti sulle poltrone del Teatro Ariston la cinquantina l’hanno superata.
A proposito, caro pubblico di Sanremo. Posso darti del tu? Io ti ho sempre visto un po’ freddino. Ma perchè? Come mai? Riconosco lei e anche lei, seduta da anni nello stesso posto. Senta, me lo fa un sorriso? Mi regala un po’ di calore? Suvvia, non pensi a quanto ha pagato il biglietto di quella poltrona.
Pensi solo a divertirsi perchè noi ce la metteremo tutta.
Allora, cominciamo!»

Con queste parole fuori campo, Raffaella dà ufficialmente il via al 51° Festival della Canzone Italiana. L’approccio di Raffaella con Sanremo rispecchia subito il suo stile, fatto di calore, sorrisi e complicità.

Dopo il suo ingresso trionfale sulle note di “Over the Rainbow” con un elegantissimo abito bianco con disegni argentati firmato da Gai Mattiolo, parla al Festival e al pubblico trovando un filone comune, aver superato la cinquantina, e paragona l’inizio di ogni edizione del Festival al momento, fatto di attesa e trepidazione, in cui si scarta un regalo.

Raffaella Carrà con Massimo Ceccherini e Megan Gale durante la prima puntata del Festival (26 febbraio 2001).

Vincitori e premiati

Quello condotto da Raffaella Carrà non è stato il Festival dei grandi ascolti ma sicuramente è stato il Festival delle grandi voci. A trionfare è Elisa con Luce (Tramonti a nord est), brano scritto insieme a Zucchero Fornaciari ed eseguito con il Solis String Quartet. Oltre alla vittoria nella sezione Campioni, Elisa conquista anche il Premio per la miglior interpretazione e il prestigioso Premio della Critica Mia Martini.

Raffaella Carrà ed Elisa durante la premiazione.

Anche il secondo posto porta la firma di Zucchero, autore insieme a Mino Vergnaghi e Matteo Saggese di Di sole e d’azzurro, interpretata da Giorgia. Al terzo posto si classificano i Matia Bazar con Questa nostra grande storia d’amore, firmata da Giancarlo Golzi e Piero Cassano.

Raffaella Carrà e Giorgia durante la premiazione.
Raffaella Carrà con i Mattia Bazar durante la premiazione.

Il Premio per la migliore musica va ad Alex Britti per Sono contento, brano che si piazza al settimo posto, mentre il Premio per il miglior arrangiamento viene assegnato al maestro Guido Facchini per Bentivoglio Angelina (Kon tutto il mio amaro) dei Quintorigo, classificatasi quindicesima.

Nella sezione Giovani vincono i Gazosa, gruppo di adolescenti capitanato da Jessica Morlacchi, con Stai con me (Forever). Il Premio della Critica viene assegnato a Raccontami di Francesco Renga, scritta con Umberto Iervolino e arrivata sesta, e a Il Signor Domani di Roberto Angelini, giunta decima. Il Premio per il miglior testo va invece a Carlo De Bei, in arte Carlito, per Emily, classificata all’ottavo posto.

Durante la manifestazione viene inoltre idealmente consegnato il Premio alla carriera a Domenico Modugno.

Ascolti

Sul piano televisivo, questa edizione non riusce a soddisfare appieno le aspettative, sia in termini di ascolti sia per alcuni aspetti della conduzione. In particolare finiscono al centro di polemiche gli interventi di Papi e di Ceccherini, criticati per la loro eccessiva volgarità: il primo, in particolare, è pubblicamente e duramente ripreso anche dall’allora first lady Franca Ciamp dopo un siparietto al Dopofestival: il presentatore ridicolizza l’accento della preside di un istituto di Buenos Aires durante e dopo un collegamento in diretta, suscitando le proteste della comunità italo-argentina. Il caso arriva fino in tribunale con condanna al pagamento di 10 mila euro oltre alle spese.

Piero Chiambretti, partito in in gran forma, è presto smontato da una brutta influenza e Megan Gale si trova spesso in difficoltà con l’italiano e in imbarazzo con la comicità di Ceccherini.

Dopo gli ascolti deludenti e le critiche, Striscia la notizia consegna un tapiro gigante, simbolicamente indirizzato a tutto lo staff. Molte critiche piovono anche sulla regia di Sergio Japino, accusata di scelte discutibili (come inquadrare la batteria durante un assolo di chitarra), con un eccesso di primi piani a scapito dell’insieme.

Dopo la prima punata, Raffaella dichiara:

«È vero, gli ascolti sono scesi ma non riesco a preoccuparmi per questo e non intendo scusarmi anche se è innegabile che il Festival paga una preparazione iniziata in ritardo per aspettare la conclusione di “Carramba”»

Corriere della sera – 27 febbraio 2001

Dopo le prime due puntate, Raffaella nega di essere preoccupata per gli ascolti e non si spiega perché le prime serate non abbiano avuto successo:

«Spero che sia come nel film “Anastasia”, dove tutto comincia male ma poi finisce bene».

La Stampa – 1 marzo 2001

Durante la conferenza stampa conclusiva all’Ariston Roof, il 3 marzo 2001, l’assessore al Turismo Antonio Bissolotti attacca duramente la Rai per aver “disatteso le grandi promesse”. Pur precisando che l’attacco non è rivolto a Raffaella (di cui viene riconosciuta la professionalità), la critica mira alla gestione complessiva dell’evento: ritardo nella preparazione, ospiti stranieri non eccelsi, grandi nomi annunciati poi sfumati, mancata conduzione del duo Fiorello–Carrà e risparmio sulle risorse economiche.

Il direttore di Raiuno Maurizio Beretta cerca di spiegare che gli investimenti ci sono stati e che l’unico ospite a cui si è rinunciato per questioni di cachet fosse Silvester Stallone. Conviene però che Raffaella abbia avuto poco tempo per lavorare alla trasmissione, avendo iniziato dal 9 gennaio, tre giorni dopo la puntata finale del 6 gennaio di Carràmba! Che fortuna. Sull’assenza di Fiorello alla co-conduzione, Beretta parla di due idee di spettacolo diverse e incompatibili di Fiorello e Raffaella: “Due progetti difficilmente compatibili e impossibili da trasformare in uno solo”.

Il presidente della Rai Roberto Zaccaria difende Raffaella e il suo festival, guardando oltre i dati d’ascolto e concentrandosi sulla qualità del lavoro svolto:

«Siamo abituati a giudicare prima il prodotto, valutandone contenuti tecnici e artistici, poi ad analizzare i risultati dell’Auditel, che rivelano, ad esempio, un significativo aumento del pubblico giovane, anche se in generale gli ascolti sono calati. Una scelta giusta (la Carrà). È fra i grandi interpreti dell’azienda ed era logico che dovesse misurarsi con il festival. Ha saputo valorizzare gli artisti in scena, illuminandone l’umanità. Basti pensare a come ha raccontato elisa, la vincitrice. L’ultima serata è stata bellissima, un po’ come avviene per i fuochi d’artificio. Complessivamente una buona edizione, in linea con la grande tradizione festivaliera. Gli ospiti non sono mancati: martedì e sabato, in particolare, c’è stato un impasto equilibrato dei vari ingredienti che compongono la magia del festival. Se avessimo puntato tutto sugli ospiti ne sarebbe uscita una rivisitazione di Carràmba, a discapito delle canzoni, fra l’altro di ottima qualità. Rai e Carrà sono un binomio inscindibile, nel bene e nel male. Io sostengo nel bene».

La Stampa – 5 marzo 2001

Polemiche

Alla vigilia della partecipazione del rapper Eminem (alla sua prima esibizione in Italia) si accendono molte polemiche. A Raffaella Carrà — assistita da un interprete di slang — tocca il compito di verificare che l’esibizione sul palco dell’Ariston rispetti il testo approvato dalla procura di Sanremo: il timore è che Eminem possa cambiare iol testo del brano all’ultimo o esibirsi in un medley, con possibili conseguenze giudiziarie.

Raffaella Carrà con Eminem durante la seconda puntata del Festival (27 febbraio 2001).

«Raffaella Carrà – assicura Mario Maffucci, responsabile artistico del Festival – è documentatissima su Eminem, parla inglese e avrà accanto a sè un interprete di slang. Sicuramente con grande serenità, ma senza nessun pregiudizio, è in grado, se lo ritiene, di intervenire se Eminem si comporterà come non deve fare».

Eminem però non da luogo ad alcuno scandalo.

A destare scalpore sono invece i Placebo e, in particolare, il loro frontman Brian Molko, che (visibilmente in stato di alterazione) da in escandescenze scagliando la chitarra contro un amplificatore al termine della performance, abbandonando il palco facendo un gestaccio. La trasgressione non è gradita dal pubblico che reagisce con un istantaneo coro “scemo scemo”. Dopo una pausa pubblicitaria, Raffaella è costretta a scusarsi pubblicamente.

Desta perplessità anche la convocazione come ospite della rocker ucraina Katia Bujinskaia, allora sconosciuta al pubblico italiano ma annunciata come ospite di grande levatura internazionale. Ancora più clamoroso è l’annullamento della sua esibizione, quando la sua presenza era già diventata un caso: è presentata solamente al Dopofestival, a notte inoltrata.

Un’altra querelle è quella tra i Sottotono e Striscia la notizia, che accusa il duo di aver plagiato Bye Bye Bye degli NSYNC; secondo una versione dei fatti, i Sottotono arrivano ad aggredire fisicamente Valerio Staffelli, che avrebbe dovuto ricorrere alle cure mediche.

I duetti

Raffaella Carrà canta Come saprei con Giorgia durante la prima serata del Festival (26 febbraio 2001).

Raffaella, Japino e gli autori pensano una conduzione in cui Raffaella possa interagire più da vicino con gli artisti: chiacchiere a caldo dopo l’esibizione, mini-numeri musicali e, in alcuni casi, veri e propri duetti. In particolare, nella prima serata Raffaella canta Champagne con Peppino Di Capri e Come saprei con Giorgia.

Anche se le giurie non votano nella prima serata riservata ai big, per molti discografici quei duetti possono diventare “spot” che avvantaggiano solo alcuni cantanti. La Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana) invia una lettera di protesta per «la disparità di trattamento per gli artisti in gara».

Ma Raffaella difende senza esitazioni la sua posizione:

«Sono una persona trasparente che si fa dominare solo dalla musica. Figuriamoci se penso di favorire qualcuno! Non desidero smitizzare il Festival ma rinnovarlo instaurando un rapporto di simpatia con i cantanti».

Corriere della sera – 26 febbraio 2001

Lettera da Pippo Baudo a Raffaella

Alla vigilia della prima puntata, Pippo Baudo scrive una lettera al Corriere della sera indirizzata a Raffaella.

Dal Corriere della Sera del 25 febbraio 2001


Cara Raffaella, ecco i consigli
che non ascolterai

di Pippo Baudo

Amatissima Raffaella,
non ti suoni strano il superlativo perché, malgrado le apparenze, io ti voglio bene. Come potrei non volertene. Ci conosciamo da una vita, abbiamo incominciato insieme, anche se in coppia televisivamente non ci siamo mai incontrati. Il destino è stato avverso. Mi ricordo che nei primi anni ’60 avremmo dovuto presentare a Roma il Festival delle Rose e, all’improvviso, non se ne fece più nulla. Poi sulla tua strada incontrasti il grande Corrado e per il sottoscritto non ci fu più niente da fare.

Noi della vecchia guardia difficilmente ci arrendiamo ed eccoti, più forte che mai, alla ribalta del Festival di Sanremo. Vorrei darti qualche consiglio perché l’argomento mi è familiare. So che farai esattamente il contrario, però la mia coscienza sarà tranquilla.
1 – Ricordati che la prima donna a presentare in veste ufficiale il Festival è stata Loretta Goggi ed era ora che ne arrivasse una seconda.

2 – Edoardo Bennato ha cantato «Sono solo canzonette», assegnando un ruolo culturale modesto alla cosiddetta musica leggera. Non è vero e la storia lo dimostra. Da cinquant’anni il Festival è dato per spacciato eppure eccolo lì ad attirare l’attenzione della gente che ha un ingenuo e disperato bisogno di avere una «canzuncella» da cantare. Tratta bene, con tanto affetto, i cantanti in gara perché sono la colonna sonora portante del Festival. Sono gli unici a sottoporsi ai voti di giurie popolari e non.

3 – Marcello Marchesi diceva «tutto è perduto tranne l’ospite d’onore». So che ne avrai tanti. Anche se siamo cittadini d’Europa e il mondo si è globalizzato, non esagerare con le genuflessioni nei confronti degli stranieri e, in quanto agli ospiti italiani non in gara, ricorda loro che è doveroso partecipare, ma anche rischiare.

4 – Il Festival si vince anche la mattina alle 10, alla conferenza stampa del giorno dopo. So che sei tentata di essere assente. Non farlo, non sottrarti alle battutacce spesso brutali e maliziose dei giornalisti: anche loro hanno famiglia.

5 – Dedica un pensiero riconoscente a Maurizio Costanzo che interromperà per la prima volta il suo show: è un fatto storico. Negli anni scorsi ne ha fatte di tutti i colori per contrastare il Festival. Quest’anno Costanzo si fermerà! Un’astinenza così lunga dal video Maurizio non l’ha mai provata. Resisterà? Raffaella comunica al Paese l’eccezionalità dell’evento ed esterna la tua preoccupazione.

6 – So che hai stretto un patto di non belligeranza con quelli di «Striscia la notizia». Per carità non fidarti. Ricci è un vampiro e per una battuta è disposto a tradire anche la moglie. Stai attenta, il Tapiro è alle porte.

7 -Se qualcuno minacciasse di buttarsi dal loggione, disturbando pericolosamente la rassegna, lascialo fare, non interrompere, fallo buttare. È meglio uno spettatore in meno che un’infamia di «Striscia».

8 – So che ami i sentimenti forti. So che vorresti eserciti di emigranti davanti all’Ariston per incontrare i nonni di Mino Reitano e le zie di Toto Cutugno. Lascia perdere.

9 – Se dovessi avere difficoltà rivolgiti al direttore artistico Mario Maffucci, che sa tutto di Sanremo e conosce i sindaci della città dall’Unità d’Italia in poi. Di Maffucci puoi fidarti ad occhi chiusi: conosce le correnti della Riviera e sa come galleggiare in tutte le stagioni.

10 – Misura le parole, centellina le sillabe, perché i diritti d’autore sono sacri ed ogni virgola vale un patrimonio.

11 – Un consiglio anche al regista Sergio Japino. Quando, novella Osiris, scenderai le scale per incontrare il tuo pubblico non ricorra ad effetti speciali e non sparga profumo d’incenso. Alla Rai, in questo momento, c’è bisogno di altri santi ed altri miracoli.

12 – A fine Festival chiamami. Ci troveremo a cena, ci conosceremo un po’ meglio, e alla ripresa di Carramba che sorpresa potrò essere tuo ospite al Foro Italico e riconoscere i miei antenati sudamericani.

Un abbraccio

Dopo la pubblicazione della lettera, Raffaella non nasconde il fastidio per i “consigli” di Baudo.

«Ho trovato l’articolo acido e incomprensibile. Incomprensibile quando dice che mi vuole bene, proprio lui che, sempre sul Corriere , ha accusato i numeri di Carràmba di essere falsi e costruiti. Lui, presentatore di Raiuno come me, mi ha attaccata sulla cosa per me più preziosa nel rapporto col pubblico: la sincerità. Acido quando sottolinea che non sono la prima donna a presentare il Festival. Mancarmi di rispetto è più forte di lui: da Fiorello mi ha definita valletta sudamericana.»

Corriere della Sera – 26 febbraio 2001

Durante la Conferenza Stampa finale, Raffaella tira le somme e fa autocritica oltre a togliersi qualche sassolino dalla scarpa:

«Ho fatto Sanremo per la prima volta con i miei compagni. E ho capito qualcosa che prima non sapevo. Il Festival è come un dio che sta là, in alto, e ha un’anima. Io non sono riuscita a entrarci. Sono andata solo verso la musica, ma c’erano altre cose, la comicità per esempio, che ho sottovalutato. Nessuno è perfetto (…) Abbiamo avuto poco tempo e non c’era affiatamento nella squadra. Non sapevo mai cosa stesse per succedere, per esempio non sapevo che cosa avrebbe fatto Ceccherini. Comunque, la Rai ha voluto risparmiare sugli ospiti. Inoltre, sono convinta che ci sia qualcuno che sappia fare il Festival meglio di me. Io rimarrò a casa.»

Express Eva Tremila – N.11 del 16 marzo 2001

Considerazioni finali

Sanremo 2001 si è svolto in un clima tutt’altro che semplice. Alle problematiche professionali si aggiungono anche quelle personali, con la notizia della malattia del fratello Enzo arrivata proprio a ridosso di Sanremo e la sua successiva scomparsa.

Come ha ricordato Raffaella nella puntata di A raccontare comincia tu del 4 aprile 2019:

«Avevo appena finito Carràmba. Io non volevo fare Sanremo, perchè Sanremo lo devi preparare mesi prima. Io avevo finito il 6 gennaio, andare lì a febbraio, un mondo che non conosco. Finisco la prima riunione, esco dalla porta e ricevo una telefonata da mio nipote dove mi dice che mio fratello ha il tumore al cervello. E io sono scivolata lungo la parete e mi sono seduta per terra. E ho fatto Sanremo lo stesso.»

Nonostante tutto, Raffaella Carrà ha garantito una conduzione capace di tenere insieme rigore e leggerezza, restituendo centralità alla musica e sottraendo spazio alle dinamiche accessorie che spesso finiscono per sovrastarla.
Questa edizione del Festival ha infatti lasciato in eredità canzoni che ancora oggi conservano un peso specifico enorme, Luce e Di sole e d’azzurro in primis, a dimostrazione di una qualità artistica che va ben oltre i dati Auditel.

Raffaella ha saputo costruire uno spettacolo elegante e professionale, portato avanti nonostante i tempi di preparazione ridotti e le forti polemiche esplose dopo i risultati d’ascolto. Un Festival forse imperfetto ma coerente, che ha privilegiato le canzoni, gli artisti e il racconto umano della musica, confermando ancora una volta la capacità di Raffaella di attraversare anche i contesti più difficili con stile, misura e autorevolezza.

Grazie al mio amico Fabio per il prezioso contributo alla realizzazione di questa pagina.