Il primo “Caso Carrà”

Nel corso del 1983, gli straordinari ascolti di Pronto… Raffaella? e la crescente popolarità della sua conduttrice sono diventati un punto di forza per la Rai e, per questo motivo, attirano l’interesse della Fininvest di Silvio Berlusconi, desiderosa di sottrarre alla Rai uno dei suoi personaggi più seguiti. Allo scadere del contratto con la Rai, nel 1984 inizia una vera e propria lotta tra TV di Stato e Finivest per assicurarsi l’esclusiva su Raffaella. Tuttavia, le leggi dello Stato impediscono alle emittenti private di trasmettere in diretta, un aspetto fondamentale per Raffaella che non vuole rinunciare al contatto diretto con il pubblico e che principalmente per questo motivo decide di rimanere in Rai, seppur accettando un compenso inferiore rispetto a quello offertole dalla concorrenza.
Il 29 febbraio 1984, il Consiglio di Amministrazione della Rai dà il via libera al contratto: per un’esclusiva di tre anni, cinque miliardi e settecento milioni, di cui 4 miliardi e mezzo a Raffaella e un miliardo e 200 milioni per Sergio Japino in qualità di suo coreografo personale. Il contratto prevede 170 puntate di Pronto… Raffaella? da realizzare per il primo anno, un film e sette telefilm per il secondo, mentre per il terzo anno la Rai si riserva di stabilire ulteriori progetti in base all’evoluzione della situazione.

Quando ormai tutte le polemiche sulla contesa tra Rai e Fininvest sembrano essersi placate, ecco che la vicenda comincia ad assumere proporzioni inaspettate trasformandosi in un caso politico. Il primo marzo, il presidente della Rai, Sergio Zavoli, è convocato d’urgenza a Palazzo Chigi dal premier Bettino Craxi, suo compagno di partito socialista, per avere chiarimenti sul contratto, considerato “esagerato”. Il 2 marzo, durante un incontro con il sottosegretario Giuliano Amato, Zavoli difende le scelte della Rai, sottolineando l’importanza del contratto per la competitività dell’azienda. Nel comunicato, diffuso subito dopo l’incontro, la presidenza del Consiglio si dichiara “perlplessa e contrariata” di fronte al contratto “miliardario” che la Rai ha offerto a Raffaella e invita l’ente radiotelevisivo di Stato a “fornire spiegazioni” e “promuovere l’approfondimento del problema”, pur nel rispetto dell’autonomia decisionale della Rai. Nonostante le pressioni politiche, la Rai resta ferma sulle proprie decisioni e il 2 marzo stesso vengono risolte le ultime formalità del contratto tra Raffaella e l’azienda.
Presto la stampa nazionale comincia ad interessarsi alla vicenda, spesso diffondendo informazioni imprecise sul reale compenso previsto dal contratto, esagerando le cifre. Questo contribuisce ad alimentare ulteriormente le polemiche e ad inasprire gli attacchi a Raffaella e Japino.

Nello stesso giorno, un improvviso sciopero dei tecnici Rai causa tensione durante Pronto… Raffaella?. La trasmissione sta per andare in onda quando uno sciopero dei tecnici aderenti al sindacato autonomo Snater (l’organizzazione sindacale che unisce i dipendenti tecnici della Rai) rischia di comprometterne la messa in onda. Il comunicato appeso nei corridoi, nell’annunciare le prossime agitazioni, coglie l’occasione per denunciare ancora una volta gli sprechi dell’azienda, definendo “vergognosa e irresponsabile” la decisione della Rai di rinnovare il contratto alla Carrà e al suo “convivente” Sergio Japino.
Rastelli, segretario nazionale dello Snater, dichiara:
“Essendo dell’ambiente, so che ci sono cachet professionali non indifferenti, ma considero uno spreco non tanto i quattro miliardi e mezzo a Raffaella, quanto il miliardo e mezzo al suo “coreografo personale” Japino“.
La situazione stressante culmina con una crisi di nervi per Raffaella che si rifiuta di apparire in televisione. La tensione accumulata in quei giorni, gli articoli in prima pagina su tutti i quotidiani italiani e l’ultimo episodio di carattere sindacale, fanno perdere alla star più discussa del momento l’abituale smagliante sorriso.
“Non volevo andare in onda. Ho ceduto solo dopo che i dirigenti Rai mi hanno sollecitata ad essere presente all’appuntamento con i telespettatori“.
La trasmissione, quindi, va in onda con un ritardo di 20 minuti, il tempo necessario ai dirigenti di Rete per trovare un operatore a cachet.


Due ore dopo l’incontro a Palazzo Chigi, dallo studio cinque di via Teulada, Raffaella Carrà è in onda e, emozionatissima, appena ripresasi dalla piccola crisi nervosa, commenta in diretta la sua vicenda che sta avendo inaspettati risvolti nel mondo politico.
Ringraziamo Adriano Vecchio, ballerino del corpo di ballo della trasmissione, per averci concesso questo suo filmato.
Al termine della puntata, riacquistata la consueta calma, Raffaella dice:
“Ora ho bisogno di scomparire per 48 ore. Lunedi, quando tornerò di nuovo di fronte ai telespettatori, avrò recuperato. E’ inutile dire che sono un po’ frastornata per tutto quello che sta accadendo. Comunque sono soddisfatta, soprattutto per come il pubblico sta dimostrando di gradire il mio programma”.
Il pomeriggio dello stesso giorno, Sergio Zavoli diffonde un lungo comunicato, discusso con i vertici dell’azienda e, alla fine, approvato collegialmente, in cui spiega che il “Caso Carrà” riflette le difficoltà del servizio pubblico in un sistema radiotelevisivo senza regolamentazioni chiare, affermando che non tocca alla Rai da sola riuscire a contenere i prezzi del vari divi sul mercato, né rappresenta una possibilità decidere di tirarsene fuori praticando una politica che privilegi i programmi culturali e l’informazione ma ignori gli indici di ascolto. Zavoli invita anche, a nome della Rai, gli operatori dei maggiori network privati a sedersi intorno a un tavolo e a decidere tra loro un accordo che preveda il contenimento dei prezzi e stabilisca le regole di comportamento tra aziende che operano nello stesso settore.

Nel frattempo cominciano a nascere critiche all’iniziativa di Bettino Craxi di convocare il presidente della Rai, scatenando le reazioni tanto dei democristiani, i quali all’interno del consiglio di amministrazione della Rai avevano voluto il contratto, quanto dei comunisti, che a questo contratto si erano opposti. Entrambi contestano la legittimità e la correttezza di un tale atteggiamento e parlano di interferenza nella gestione della Rai e nei poteri della commissione di vigilanza. Inoltre, il fatto che l’incontro fosse avvenuto con il solo sottosegretario è visto da molti come una mossa politica per evitare di coinvolgere in prima persona il presidente del Consiglio in una questione molto delicata.

Presto l’attenzione si sposta da Raffaella proprio sulla mancata regolazione del sistema televisivo italiano. Lo scandalo del caso Carrà, Infatti, non è tanto e soltanto il compenso che la Rai ha concesso a Raffaella per non cederla a Berlusconi, quanto il fatto che, nonostante le televisioni private esistano ormai da sette anni, manchi ancora una qualunque legislazione che le regolamenti.
Riportiamo alcuni commenti di personaggi noti sulla vicenda pubblicati su La Stampa del 3 marzo 1984:
Brando Giordani, capostruttura di Raiuno:
“Quando gli indici di ascolto si abbassano ci dicono che siamo incapaci, quando poi riusciamo a inventare un programma che va bene con una vedette che funziona, si grida allo scandalo con accenti moralistici che spesso nascondono cattiva fede. Sappiamo bene che la ragione di tutto sta nel completo sfascio del mercato provocato da alcuni signori che si sono messi tntesta di distruggere la Rai. É poi non c’è dubbio: la Carrà, dal punto di vista commerciale, è un affare.”
Emilio Fede, all’epoca conduttore su Raiuno di Test:
“Di fronte alla cifra del compenso Carrà, sono rimasto stupefatto. Sono convinto che se Raffaella ha guadagnato miliardi, ha perso però, nello stesso tempo, l’80%’ della sua popolarità. Personalmente non credo che accetterei una cifra del genere: resto l’unico conduttore di trasmissione che non prende miliardi, e penso ai colleghi dei telegiornali, che pur avendo un impegno di grande importanza e responsabilità, guadagnano al massimo due milioni al mese”.
Molto differenziate le posizioni dei due conduttori delle trasmissioni-contenitore della domenica pomeriggio: mentre Pippo Baudo osserva un rigoroso no-comment facendo sapere che non condivide il linciaggio morale di cui è vittima la collega, Minà, conduttore di Blitz, dichiara:
“In una situazione di libero mercato è naturale che vengano fuori proposte economiche da capogiro e scandalizzarsi significa prendere un atteggiamento di tipo fariseo. La Carrà ha una storia professionale da prima donna e forse con lei certi discorsi hanno buon gioco: per conto mio i soldi non sono tutto, ha più peso la possibilità o meno di continuare a fare il tipo di TV In cui più credo”.
Loretta Goggi, conduttrice su Raiuno del seguitissimo Loretta Goggi in quiz:
“Perché non si grida allo scandalo quando vengono resi noti l compensi del calciatori? Se un artista fa spettacolo e riesce a far elevare di tanto gli indici di ascolto è giusto chi abbia il compenso che si merita e poi una Carrà, come un Falcao o uno Zico, non si trova a ogni angolo di strada. Anche io ho ricevuto proposte dalle private ma non firmerei mai contratti che mi vincolano per vari anni di seguito. In fondo sono una zingara e voglio conservare la libertà di scegliere ogni anno le cose cui dedicarmi”.
La vicenda però non si conclude qui. Il braccio di ferro fra Rai e Palazzo Chigi continua e il 5 marzo Amato incontra nuovamente Zavoli, invitandolo a sciogliere il supercontratto con Raffaella.
Nella puntata di Pronto… Raffaella? di lunedì 5 marzo, dopo un weekend di riflessioni, Raffaella ritorna in trasmissione molto più serena e, come promesso, parla apertamente del suo contratto, ribadendo la sua decisione di rimanere in Rai e spiegando i motivi che l’avevano portata ad accettare l’offerta della TV di Stato seppur inferiore rispetto a quella della concorrenza.
Pronto… Raffaella? di lunedì 5 marzo 1984.
La Rai resta ferma sulle sue decisioni e l’8 marzo 1984 il caso si chiude definitivamente. Il Consiglio d’amministrazione della Rai conferma il contratto e Zavoli si impegna a discutere un possibile compromesso con i network privati per limitare la guerra dei compensi tra le emittenti.
Dopo essere diventata “La più amata dagli italiani”, Raffaella diventa nota anche fuori dai confini nazionali come la presentatrice più ricercata e pagata d’Europa. Il suo gesto pionieristico di rivendicare e difendere pubblicamente il proprio valore professionale segna un momento storico per il mondo dello spettacolo e per le donne, aprendo la strada a una nuova consapevolezza femminista nel settore.