SCAVOLINI

1984 – 1985

Raffaella Carrà durante le registrazioni della sequenza iniziale degli spot Scavolini. In basso a destra Gianni Boncompagni (1984).

La straordinaria avventura di Scavolini prende vita nel 1961, quando i fratelli Valter ed Elvino Scavolini aprono una piccola bottega dedicata alla produzione artigianale di cucine. La loro passione e dedizione al lavoro trasformano rapidamente quell’umile inizio in una delle realtà industriali più rilevanti d’Italia, tanto che nel 1984 l’azienda conquista il primato nel settore delle cucine.

Uno dei fattori chiave che ha contribuito al successo di Scavolini è stata l’innovativa strategia comunicativa adottata fin dai primi anni. Pionieri nell’utilizzo della televisione come mezzo pubblicitario nel mondo dell’arredamento, nel 1975 lanciano la loro prima campagna televisiva sulla Rai con lo spot “Scavolini, la Cucina con ottimi ingredienti”, dove un simpatico personaggio animato chiamato “Cuochino” mette in luce la qualità eccellente delle loro cucine.

Il vero salto di qualità avviene però nel 1984, quando Scavolini decide di puntare ancora più in alto scegliendo come testimonial Raffaella Carrà. In quegli anni, Raffaella domina la scena televisiva italiana con il programma Pronto… Raffaella?, raggiungendo livelli di popolarità straordinari. Un sondaggio del 1984 condotto da Mixer la colloca al terzo posto tra le personalità più amate dagli italiani, subito dopo il Presidente Sandro Pertini e Papa Giovanni Paolo II. Essendo l’unica donna ai vertici di quella classifica, Raffaella si guadagna il titolo di “La più amata dagli italiani”, slogan che diventerà indissolubilmente legato alle cucine Scavolini durante la sua collaborazione come testimonial dal 1984 al 1987.

In un periodo in cui le decisioni riguardanti l’arredamento, e in particolare la cucina, erano sempre più influenzate dalle donne, Scavolini cercava un volto che potesse instaurare fiducia e simpatia presso il pubblico femminile. Raffaella Carrà rappresentava la scelta perfetta: amata trasversalmente da uomini e donne, la sua energia e carisma hanno contribuito a incrementare notevolmente la riconoscibilità del marchio, spingendo l’azienda verso una forte espansione anche sui mercati internazionali. Il connubio tra il nome, il volto di Raffaella e il potente claim pubblicitario ha rivoluzionato il concetto stesso di spot televisivo.

Ricordando quel periodo, Valter Scavolini racconta:

“L’idea di scegliere Raffaella Carrà come testimonial nacque il giorno che la vidi sulla copertina di un noto settimanale insieme a Papa Wojtyla e Sandro Pertini. La incontrari a Roma e si rivelò molto affabile, oltre che una grande professionista. È anche grazie a lei che Scavolini è diventata La più amata dagli italiani”

Copertina del Radiocorriere TV che annuncia i risultati del sondaggio di Mixer (1984).

Le riprese degli spot avvennero a fine luglio del 1984 nel Teatro 3 di Cinecittà, con una produzione che durò circa una settimana e un investimento di 250 milioni di lire. L’agenzia Delta di Milano curò la campagna pubblicitaria, avvalendosi dello stesso team di Pronto… Raffaella?: insieme a Raffaella, il corpo di ballo della trasmissione composto da dodici ballerini, le coreografie di Sergio Japino e la regia e le musiche di Gianni Boncompagni. Il contratto prevedeva una collaborazione di due anni, con l’esclusiva sull’immagine di Raffaella e la possibilità di aggiornare gli spot in caso di nuovi modelli da promuovere. Furono realizzati sei spot: due da 30, due da 15 e due da 7 secondi.

Foto con vista totale del set per uno degli spot Scavolini (1984).

Gli spot, trasmessi a partire dal 20 settembre 1984 sulle reti nazionali, presentavano una Raffaella Carrà in una veste innovativa: non più la casalinga tradizionale circondata da famiglia, ma una donna indipendente, padrona della propria vita e dello spazio che la circonda. La campagna pubblicitaria si fondava sul parallelismo tra Raffaella Carrà e le cucine scavolini, entrambi numeri uno nei rispettivi campi. Gli spot iniziavano con Raffaella impegnata in uno show, dove, al termine della sequenza, accoglieva gli applausi del pubblico. Sullo schermo compariva la scritta “Scavolini”, mentre una voce fuori campo recitava: “La numero uno, la più bella, la più amata dagli italiani.” Da lì, l’azione si spostava nell’ambiente cucina, proponendo un modello femminile libero ed emancipato che rispecchiava le aspirazioni delle donne di quell’epoca.

Raffaella Carrà posa sul set dello spot Scavolini con il modello di cucina che porta il suo nome (1984).
Alcuni scatti dei dietro le quinte del primo spot Scavolini. Nella foto a destra, Raffaella con Sergio Japino. (1984).
Raffaella Carrà posa sul set dello spot Scavolini con il modello di cucina Dolly (1984).
Alcuni scatti dei dietro le quinte degli spot Scavolini. Nellaforo a sinistra, Raffaella e Gianni Boncompagni. (1984).

La collaborazione con Raffaella Carrà segnò un punto di svolta per Scavolini, che nel 1984 raggiunse il vertice delle vendite nel mercato italiano delle cucine. Il marchio e lo slogan entrarono profondamente nell’immaginario collettivo del Paese, consolidando la reputazione dell’azienda come leader del settore.

Alla notizia della scomparsa di Raffaella, Valter Scavolini ha espresso il suo cordoglio con parole sentite:

“Nel 1984, quando è diventata la nostra testimonial, abbiamo raggiunto risultati straordinari. Era nel pieno della sua carriera, conduceva una trasmissione di enorme successo e questo successo lo ha trasmesso anche a noi. I nostri spot andavano in onda durante Pronto… Raffaella?, lei è stata un personaggio grandioso e ci ha dato moltissimo. Mi dispiace profondamente per la sua scomparsa. Per me era ancora una ragazza… Aveva solo un anno meno di me. Recentemente ci eravamo sentiti per questioni legate all’utilizzo delle immagini, e ci siamo lasciati in ottimi rapporti”.

La storia di Scavolini e Raffaella Carrà resta un esempio emblematico di come una collaborazione ben pensata e realizzata possa trasformare non solo l’immagine di un’azienda, ma anche influenzare positivamente la cultura popolare, lasciando un segno indelebile nel tempo.