Il caso Carrà-Novella 2000

Tra fine ottobre ed inizio novembre 1986, il settimanale Novella 2000 della casa editrice Rizzoli, diretto da Federico Andreoli, scuote l’opinione pubblica con un titolo di copertina sensazionale sul numero 45: “Carrà-Japino abbandonano i genitori”. L’articolo interno, dal titolo “Che brutto spettacolo! Carrà e Japino dimenticano i genitori!” accusa la celebre coppia di trascurare le rispettive famiglie, con un focus su Raffaella Carrà e il presunto disinteresse verso la madre Angela Iris Dell’Utri, ricoverata all’Ospedale Civico di Forlì per un tumore ai polmoni.

Le prime due pagine del violento articolo apparso sul numero 45 di Novella 2000 del 1986. Il volto di mamma Iris è stato volutamente da noi censurato in rispetto della sua memoria e delle volontà di Raffaella.

Domenica 2 novembre, poco prima dell’inizio della quarta puntata di Domenica in, Raffaella viene a conoscenza dell’articolo e delle foto scattate alla madre allettata e, con un’espressione seria e tesa, legge un comunicato da lei stessa scritto, minacciando azioni legali nei confronti del giornale. Il suo discorso si conclude in modo drammatico:

“Ma c’è una cosa, cari signori che avete scritto questo articolo, che non vi permetterò mai di fare: è di giocare con mia madre, perchè mia madre non me la toccherete mai!”.

Il comunicato di Raffaella Carrà all’apertura della quarta puntata di Domenica in del 2 novembre 1986.

In un intervallo della trasmissione, Raffaella annuncia ai giornalisti presenti che si sarebbe recata subito dopo la trasmissione a fare visita alla mamma. Raffaella raggiunge in automobile Forlì con Sergio Japino e trascorre con lei un’ora e mezza prima di tornare a Roma.

Europa, 4 novembre 1986.

Lunedì 3 novembre, con un provvedimento d’urgenza, il pretore di Roma Piero Pajardi inibisce l’ulteriore diffusione del numero 45 di Novella 2000, accogliendo il ricorso di Raffaella e Japino. Il giorno stesso, Andreoli risponde sporgendo querela contro Raffaella per diffamazione e inoltrando un esposto alla magistratura per “verificare se sia lecito o meno occupare lo spazio televisivo pubblico per scopi personali, come fa Raffaella Carrà”.

“Mi ha diffamato ed ha affermato il falso. Posso assicurare che tutto ciò che è scritto in quell’articolo è stato doverosamente documentato. Mi sembra stravagante che la Carrà usi uno spazio pubblico qual è la Rai TV, di cui anche io pago il canone, per replicare all’articolo su Novella 2000. È giunta l’ora che questi signori si ridimensionino”.

La querela presentata dal legale di Raffaella aggiunge un ulteriore colpo di scena alla vicenda, con il legale che osserva: “Se alla Rizzoli dimostrassero prudenza ritirando autonomamente le copie che circolano nelle edicole italiane, al momento di quantificare il risarcimento dei danni io e la mia assistita ne prenderemmo atto”.

Avvisata dell’imminente presa di posizione della testata Avanti!, quotidiano ed organo ufficiale del PSI (Partito Socialista Italiano) che stava per dare vita ad un caso sul suo intervento in diretta contro il direttore di Novella 2000, Raffaella capisce che la questione sarebbe presto diventata un caso politico ma confida nel sostegno della Rai, pensando che spettasse all’azienda chiarire i fatti e prendere una posizione ufficiale. Ma inaspettatamente, il 5 novembre, il capostruttura Brando Giordani le consegna un “richiamo all’ordine” firmato dal presidente della Rai, Enrico Manca, e dal direttore generale, Biagio Agnes. La Rai prende dunque posizione pubblicamente attraverso il suo ufficio stampa che dirama una nota con cui il direttore Biagio Agnes assicura al presidente Enrico Manca, che era intervenuto in tal senso, “di avere già assunto tutte le inizative resesi necessarie (ma delle quali non viene reso pubblico il contenuto) dopo le dichiarazioni, sempre più frequenti, di personaggi dello spettacolo e conduttori che utilizzano microfono e video del servizio pubblico con dichiarazioni e commenti del tutto estranei ai loro compiti”. Il comunicato fa riferimento oltre che a Raffaella, anche ai colleghi Pippo Baudo ed Enrica Bonaccorti per analoghi episodi che li avevano visti protagonisti. La responsabilità diretta dell’episodio di Domenica in ricade sul funzionario Brando Giordani per aver autorizzato Raffaella a diramare la sua smentita durante il programma.

La Stampa, Giovedì 6 novembre 1986.

Ma la storia non si ferma qui. Come ipotizzato, la vicenda diventa presto un caso politico grazie alla testata Avanti!. Il responsabile del settore mass media del PSI, Paolo Pillitteri, scrive in un articolo apparso sul numero 260 del 5 novembre 1986:

“A noi non piace il giornalismo scandalistico, ma ancora meno ci piace l’uso a fini personali del mezzo televisivo pubblico. Questo non dev’essere consentito a nessuno: giustamente, non dev’essere consentito ai politici, che semmai dell’equilibrio e dell’ apertura alla società della Rai debbono essere i garanti e i difensori; ma tantomeno può essere consentito a divi che sono già fin troppo pagati per condurre al meglio trasmissioni popolari, molto seguite, la cui gestione esige un equilibrio, un senso di responsabilità e una professionalità, almeno ai livelli dei compensi percepiti”.

E ancora:

“la Rai subappalta ai “divi” segmenti di informazione con effetti che possono diventare pericolosi. Il “divo” non informa, dà la “sua” notizia. Il rischio è di distorsioni inaccettabili”.

Avanti!, n.260 del 5 novembre 1986.

Dopo i socialisti, anche il PCI (Partito Comunista Italiano) attacca Raffaella ed insieme a lei Pippo Baudo ed Enrica Bonaccorti. L’Unità del 6 novembre 1986 scrive:

“(Raffaella) ha usato “Domenica in” per annunciare querela contro un settimanale che l’accusava di trascurare la mamma. In realtà il fenomeno era perfettamente prevedibile in un servizio pubblico che sembra voler rinnegare se stesso, piega l’informazione ai voleri degli sponsor politici, appalta spazi, programmi ed idee ai venditori di detersivi. Raffaella Corrà non si limita a dirigere il contenitore più importante detta domenica, talora ballando e cantando in sovrappiù: diventa la protagonista della commedia “anche i divi piangono”, con lacrimosa puntata di dialoghi in diretta alla madre-presunta-abbandonatada-figla-famosa-e-degenere, e invece bambina-devota-eaffezionata-ai-genitori.”

L’Unità, n.262 del 6 novembre 1986.

A prendere le difese di Raffaella è la DC (Democrazia Cristiana), già in passato intervenuta in sua difesa dagli attacchi del PCI e del PR (Partito Radicale) per il suo maxicontratto miliardario e per gli alti costi di Buonasera Raffaella.

Mauro Bubbico, responsabile democristiano per i problemi televisivi, sostiene:

“Quella di Pellitteri è un’indebita ingerenza. La Carrà, come la Bonaccorti, Baudo o Minà, è un’ottima professionista. Se ha sbagliato tocca ai dirigenti Rai richiamarla, ed è quantomeno improprio che un partito intervenga a sollevare la questione”.

Il 17 dicembre, Raffaella e Japino si presentano al pretore della prima sezione civile, Tito Bajardi, per la causa di diffamazione intentata contro Novella 2000 ottenendo la vittoria.

Il 15 febbario 1987, durante la diciannovesima puntata di Domenica in, Raffaella dedica a mamma Iris due delle sue canzoni preferite, I thank you life e A million dollars. Martedì 17 febbraio, durante una riunione di redazione di Domenica in, Raffaella apprende dell’improvviso aggravarsi delle condizioni della mamma e parte subito per Bologna in aereo per poi proseguire in automobile fino a Forlì. La mamma di Raffaella muore a 64 anni il 18 febbraio 1987 alle 5:40 all’Ospedale Morgagni di Forlì, con accanto Raffaella e il fratello Enzo.

Nel 1988, dopo il passaggio alle reti Fininvest, Raffaella si racconta al settimanale OGGI rivelando maggiori dettagli sulla vicenda. Quando il giornalista le fa notare che poteva avere mille ragioni, ma in TV non aveva il diritto di parlare delle sue faccende private, Raffaella risponde:

“Giusto. Ma se lei riflette sulla sequenza dei fatti, capisce che invece di venire sgridata da Biagio Agnes avrei meritato di sentirmi almeno chiedere: “perché lo ha fatto?”. Erano due anni che tenevo nascosta la malattia di mia madre. Negavo, negavo, negavo con tutti e soprattutto con lei. Era una donna che dalla vita chiedeva poco: di vedermi alla TV e di dirmi cose semplici come “quel vestito ti sta bene”, “quel personaggio è simpatico”. Molto riservata, di gran classe, affascinante, occhi azzurri, pelle di latte. Viveva da sola, eppure indossava camicie di seta, si faceva un trucco accurato, teneva i capelli in ordine, una Marlene, capito? Esattamente il contrario di me, che cammino sempre in fretta, che sono, come diceva lei, “un carabiniere”. Bene, una donna così, un giorno, due ore prima della trasmissione, me la vedo sul giornale con i tubi nel naso. Ma, porca miseria, che c’entra? Mi è presa una crisi di pianto. “Non posso andare in onda”, ho detto e credo sia l’unica volta in cui ho provato un desiderio del genere. Stavo malissimo, stavo come penso stia chiunque ha tenuto un segreto e poi se lo vede scoperto. E scoperto come. Ma se, per di più, la mamma avesse visto il giornale? E come erano riusciti a fotografarla? Mentre la fotografavano, cosa aveva detto? Ero una furia, avrei voluto andare da lei e basta, ma come potevo? Quindi altre sofferenze. No, non mi è parso davvero giusto e avrei strozzato chi l’aveva fatto (…). Certamente, una più fredda di me sarebbe andata dall’avvocato dopo la trasmissione. lo non sono una calcolatrice, soprattutto non ho un autocontrollo tale da trovar giusto il detto americano “the show must go on”, lo spettacolo deve andare avanti, devi sorridere a tutti i costi. È inutile, a me si vede tutto sulla faccia, sarà quella parte di Romagna che ho (…). No, mi creda, tante persone hanno perduto la mamma ma non tutte sono sbeffeggiate come me, buttate là in prima pagina”.